Napoli Servizi, scambio di badge al dormitorio: Tribunale del Lavoro conferma il licenziamento
Respinto il ricorso di uno dei quattro dipendenti della partecipata comunale: per il giudice il vincolo fiduciario con l'azienda è compromesso.
Fonte: sito ufficiale Napoli Servizi
Trova una prima conferma in sede giudiziaria la linea del rigore adottata da Napoli Servizi, società partecipata del Comune di Napoli, nei confronti dei dipendenti accusati di aver scambiato i badge aziendali per attestare presenze fittizie. Il Tribunale del Lavoro ha infatti respinto il ricorso presentato da uno dei lavoratori licenziati, ritenendo pienamente legittimo il provvedimento disciplinare ed escludendo la reintegra.
La vicenda riguarda quattro addetti impiegati con mansioni di pulizia, custodia e facchinaggio presso il dormitorio pubblico di via Giuseppe De Blasiis, nel centro storico di Napoli.
Napoli Servizi, la sentenza del giudice: vincolo fiduciario compromesso
La pronuncia emessa dal giudice del lavoro rappresenta il primo verdetto nell’ambito delle impugnative presentate dai lavoratori coinvolti. Il Tribunale ha rigettato il ricorso di uno dei dipendenti, condannandolo anche al pagamento delle spese legali.
Nelle motivazioni, la corte ha evidenziato come la condotta contestata – l’attestazione di presenze non corrispondenti alla realtà tramite l’uso del badge per conto di colleghi assenti – abbia compromesso in maniera irreparabile il rapporto di fiducia tra l’amministrazione e il lavoratore dipendente.
Dei quattro addetti coinvolti, notificati del licenziamento nel gennaio 2026 (con una procedura formalizzata in un secondo momento per un operatore in malattia), due avevano presentato ricorso presso la sezione Lavoro, mentre per un terzo non risulta avviata alcuna impugnazione.
Il sistema delle timbrature e la genesi dell’inchiesta
La ricostruzione degli investigatori ha fatto luce su un meccanismo ben collaudato: un dipendente effettuava regolarmente la timbratura d’ingresso e d’uscita anche con i badge dei colleghi, garantendo la copertura formale dei turni presso il centro di prima accoglienza mentre gli interessati si trovavano altrove.
L’intera vicenda ha preso il via nel 2024, a seguito di una segnalazione informale rivolta alla direzione generale dell’azienda dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra). A seguito della segnalazione, i vertici di Napoli Servizi sporsero immediata denuncia all’autorità giudiziaria.
Gli accertamenti furono delegati agli agenti della Polizia Investigativa della Polizia Locale di Napoli, le cui verifiche confermarono la prassi delle timbrature incrociate. Oltre al fronte del contenzioso lavoristico, sulla vicenda resta tuttora aperta l’inchiesta penale della Procura della Repubblica di Napoli, chiamata a valutare eventuali ipotesi di truffa ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio.
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