4 Giugno 2026

“Napoli a Cosce Aperte”, il film di Luca Delgado mostra la città nell’era dell’overtourism

Un lavoro originale e provocatorio che nasce dall’esigenza di interrogarsi sul momento storico che Napoli sta attraversando, sempre più proiettata verso una dimensione turistica e globale

Crediti locandina: Roxy in the Box

Napoli a Cosce Aperte

C’è una Napoli che continua a raccontarsi e una Napoli che ha imparato a recitarsi.

È da questa sottile frattura tra verità e rappresentazione che nasce Napoli a Cosce Aperte, opera prima di Luca Delgado, pronta a confrontarsi con il pubblico dei prossimi festival del cinema italiano.

Il film affonda lo sguardo nella trasformazione di una città che, travolta dall’onda del turismo globale, sembra aver fatto della propria immagine il bene più prezioso.

Napoli non è soltanto il luogo del racconto: è il corpo stesso della narrazione, esposto, desiderato, consumato. Una città che osserva il visitatore mentre viene osservata.

“Napoli a Cosce Aperte” nasce da un nuovo linguaggio collettivo

Il progetto di Luca Delgado prende forma grazie al lavoro collettivo sviluppato al Teatro Elicantropo, attraverso un percorso fatto di confronto, prove, riscritture e complicità artistiche che ha coinvolto attori professionisti, allievi del laboratorio e collaboratori. Nasce, così, un cortometraggio che unisce interpreti come Massimo Andrei ed Elisabetta D’Acunzo ai giovani partecipanti del laboratorio, in un processo creativo nel quale il linguaggio cinematografico diventa naturale estensione di quello teatrale.

Napoli a Cosce Aperte: la sinossi

L’azione si consuma in uno spazio emblematico: un basso napoletano, ventre domestico della città, dove una famiglia si prepara al pranzo della domenica. Il padre, seduto a capotavola, grattugia il formaggio osservando la scena; la madre si prende cura del ragù che sobbolle lento, raccontandone i segreti come se fosse in una diretta televisiva; i figli occupano la stanza con i gesti della contemporaneità. C’è chi filma una diretta social, chi commenta il calcio, chi ripete formule e slogan sulla “vera Napoli”. Tutto sembra perfettamente accordato, come in una partitura eseguita infinite volte.

Eppure qualcosa incrina la superficie. Ogni gesto appare leggermente troppo preciso, ogni battuta troppo puntuale, ogni sorriso troppo pronto. L’autenticità si rivela una coreografia. La spontaneità una recita.

Napoli a Cosce Aperte: il colpo di scena

L’ingresso del figlio maggiore, caricatura vivente dell’immaginario criminale televisivo, accentua questa sensazione di straniamento. Quando chiede il tradizionale rimedio per il mal di stomaco – limonata e bicarbonato – il rito domestico si trasforma in una piccola liturgia collettiva. Le risate esplodono all’unisono. Non sembrano nascere da un impulso, ma dall’obbedienza a un copione invisibile.

È qui che il film affonda il colpo. Non nella satira dei luoghi comuni, ma nella loro meccanica riproduzione. Un finale a sorpresa rivelerà la natura più profonda del progetto.

Così, Luca Delgado racconta una comunità che finisce per abitare le immagini costruite su se stessa, fino a confondere la memoria con la sua rappresentazione.

Napoli a Cosce Aperte: una città spettacolo per i turisti

Come nei tableaux vivants, dove un dipinto torna temporaneamente in vita attraverso i corpi degli attori, Napoli a Cosce Aperte anima un presepe contemporaneo. Le figure si muovono dentro una composizione che richiama le scene dei maestri presepiali napoletani: il ragù, il vicolo, la famiglia, le battute, la teatralità quotidiana. Ma ciò che un tempo apparteneva alla vita sembra ora appartenere allo spettacolo.

Così il ragù e la famiglia napoletana, tanto celebrati dal cinema e dalla tradizione, perdono il loro carattere sacrale per diventare un’attrazione costruita dal basso, dalla comunità stessa, racconto da consumare, un prodotto da esibire. L’interno domestico popolare apre le sue porte ai turisti come una vetrina. La città intera finisce per mettersi in scena, offrendosi allo sguardo altrui.

“Napoli ha sempre avuto una capacità straordinaria di autorappresentarsi. Dal teatro popolare fino ai social network, esiste una tradizione continua di messa in scena della propria identità – afferma Luca Delgado – Negli ultimi anni, però, quella rappresentazione ha progressivamente cambiato natura, assumendo sempre più spesso la forma di un prodotto, di qualcosa che deve risultare immediatamente riconoscibile, consumabile, fotografabile.”

Napoli a Cosce Aperte indaga la contemporaneità della città

Nel film di Luca Delgado non c’è nostalgia per una Napoli perduta, né condanna per quella presente. C’è piuttosto una domanda che attraversa ogni inquadratura: cosa resta di una cultura quando inizia a rappresentarsi per chi la guarda?

La risposta, forse, si nasconde proprio nel titolo. Provocatorio, ironico, amaro. L’immagine di una città che, nel desiderio di essere amata e visitata, finisce per mostrarsi senza difese, trasformando la propria intimità in spettacolo e la propria identità in scena. Una nuova città, una Napoli a Cosce Aperte.

Napoli a Cosce Aperte (Cortometraggio – Italia 2026)

Regia e sceneggiatura di Luca Delgado, aiuto regia di Rosa Urbano.

Cast: Massimo Andrei, Elisabetta D’Acunzo, Enrico Zazzaro, Diana D’Eliseo, Luca Romano, Mariano Salerno, Giulia Cascella, Federica D’Addio, Cristiano Scotto di Galletta, Ciro Mignano, Teresa Valentina Caldarelli, Dahlia De Siena, Gabriella Varriale, Amalia Luce.

La locandina del film è realizzata dall’artista Roxy in the Box.

Si consiglia la lettura dell’articolo: Dante Inferno a Napoli: la mostra immersiva con la voce di Luca Ward