Maurizio Di Girolamo, un uomo dalle mille voci



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Napoli.zon ha voluto conoscere meglio uno dei talenti che sta spopolando sul web con le sue imitazioni. La storia di Maurizio Di Girolamo da Lino Banfi ai talent

NAPOLI, 22 NOVEMBRE – Attore, imitatore, doppiatore. Sicuramente un talento, Maurizio Di Girolamo. Riuscire a far ridere è una missione difficile, soprattutto per l’immane quantità di prodotti che siamo abituati a vedere sul web oggigiorno, ma lui ci riesce decisamente bene. Maurizio, che nell’apparizione di Tu si que vales è riuscito a passare al turno successivo con ben il 96% del consenso del pubblico, si diverte e ci fa divertire con le sue esilaranti imitazioni. I personaggi sono moltissimi e disparati: si va da Lino Banfi a Fracchia, da Aldo Baglio a Carlo Verdone, da Roberto Benigni all’indimenticato Massimo Troisi.

Noi di Napoli.zon abbiamo deciso di intervistarlo per conoscerlo meglio.

Da dove nasce la tua passione per le imitazioni? La mia passione per le imitazioni è qualcosa che io ho cominciato a percepire a circa 10 anni, mi divertivo a modulare la voce, giocando ad ascoltarne i cambiamenti, poi a scuola con le prime imitazioni dei professori e i primi personaggi della televisione e del cinema che più mi piacevano, come fosse una cosa totalmente naturale, un modo di esprimere me stesso.  Vestire i panni di un altra persona era una cosa che mi faceva sentire protetto in qualche modo, cosa che accade tutt’ora, poter dire qualcosa come la direbbe quel personaggio in quel determinato momento e contesto.

Per una buona imitazione è necessario qualche tecnicismo particolare o è solamente un fatto di vocalità? Entrambe le cose io credo, prima di tutto la vocalità, bisogna sentirsi con la voce del personaggio, farla suonare nel nostro corpo, per perfezionarla. E qui entra in gioco la tecnica, il saper spostare la voce a livello anatomico, ossia di testa, di naso, di gola, facendola vibrare in punti differenti, in questo l’essere doppiatore professionista mi aiuta molto con il controllo della voce. In tutto ciò io aggiungo sempre che è il carattere del personaggio a completare e a fare da collante a tutti questi tecnicismi.

Come scegli le persone da imitare?  E’ un fatto istintivo, è la particolarità nella voce che attrae il mio bisogno di riprodurla, il difetto.  A volte invece parte dal carattere prima che dalla voce, ad esempio con Vittorio Sgarbi sono partito dal suo unico modo di parlare, di porsi e di pensare anche, per poi arrivare alla vocalità.

Un Plinio Fernando (Mariangela Fantozzi ndr) invece è legato puramente alla sua voce unica, a quel suono estremamente nasale su cui ricade immediatamente l’attenzione.”

Qual è il personaggio che è stato più difficile da imitare e quello a cui sei più affezionato? Sicuramente il più difficile è stato Ezio Greggio perché ha delle determinate caratteristiche vocali da tenere bene sotto controllo dal punto di vista sonoro, letteralmente il dover far suonare la voce nei punti giusti,  pur non avendo forti caratteristiche fisiche imitabili.  Il personaggio a cui sono più affezionato è il grande Massimo Troisi, uno dei primissimi che ho imparato ad imitare, e tutt’ora studio ancora, proprio perché mi piace cercare sempre nuove sfumature del suo carattere, del suo modo di parlare. Lo sento molto a livello interiore, ormai fa in qualche modo parte di me.

Ti piacerebbe lavorare con uno dei personaggi che imiti? Se sì quale e perché? Assolutamente si, sarebbe un onore per me poter lavorare con Lino Banfi perché lo reputo oltre che un grande artista, un grande uomo da cui imparare tantissimo.

Tu hai una pagina facebook e un canale youtube, ma sappiamo anche dei tuoi lavori come doppiatore. Quali sono attualmente i tuoi progetti e quelli futuri? Si fuori dal web svolgo regolarmente il mestiere di doppiatore in telefilm, film, documentari. Attualmente sto portando avanti questo mestiere cercando di crescere professionalmente sempre, per poi in futuro poter lavorare al fianco dei grandi doppiatori, dei miei maestri . Mi piacerebbe mettere al servizio degli altri quella che è la mia esperienza professionale, insegnando questa arte, cosa che attualmente ho avuto modo di fare ed è una cosa che mi arricchisce molto a livello interiore.

La tua esibizione a ‘Tu si que vales’ cosa ti ha lasciato? Rifaresti un’esperienza del genere? Secondo te i talent aiutano gli artisti come te? Tu si che vales è stata una bella esperienza, lo rifarei certamente, mi ha dato modo di esprimermi per quello che sono e so fare, divertendomi e facendo un’esperienza. Credo che i talent siano un ottimo modo“.

 

 

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