Marigliano, inventa il rapimento del figlio per i “like”: denunciata una madre
Follia social nel Napoletano: una donna simula il tentativo di sequestro del bimbo di due anni e lacera la tutina per rendere credibile la storia. Incastrata dalle telecamere di Corso Umberto.
Marigliano – Una vicenda che lascia senza parole e che accende i riflettori sulla deriva psicologica legata alla ricerca di consenso nel mondo dei social media. Una donna si è presentata presso la caserma dei Carabinieri di Marigliano denunciando, in stato di forte agitazione, il tentato rapimento del proprio figlio di appena due anni. Una storia dettagliata e drammatica che, però, si è rivelata essere una totale invenzione finalizzata a ottenere “mi piace”.
Marigliano, Il racconto del (falso) sequestro
Ai militari, la donna ha raccontato che mentre passeggiava lungo Corso Umberto I, il cuore del comune vesuviano, sarebbe stata avvicinata da uno sconosciuto. L’uomo avrebbe tentato di sottrarle con forza il piccolo che si trovava nel passeggino, non riuscendo nell’intento solo perché il bambino era correttamente allacciato con le cinture di sicurezza. Per dare forza alla sua versione, la madre ha mostrato ai Carabinieri la tutina del bimbo, che presentava evidenti segni di lacerazione, sostenendo fossero stati causati dallo strattone del malvivente.
Le indagini e l’occhio delle telecamere
I Carabinieri hanno immediatamente avviato le indagini per identificare il presunto aggressore, raccogliendo le testimonianze dei commercianti della zona e, soprattutto, acquisendo i filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti sul Corso.
L’analisi dei video ha però restituito una realtà ben diversa: le immagini mostravano la donna passeggiare tranquillamente con il passeggino, senza che nessun soggetto si avvicinasse minimamente a lei o al bambino nel tratto e nell’orario indicati.
La confessione: «Volevo solo i like»
Convocata nuovamente in caserma per chiarire le discrepanze, la donna ha inizialmente tentato di confermare la sua versione. Sottoposta però a un pressante interrogatorio da parte dei militari, è scoppiata in un pianto liberatorio ammettendo la verità: aveva inventato tutto e lacerato lei stessa la tutina del figlio con l’unico scopo di pubblicare poi la storia sui social e ottenere visibilità e interazioni.
Per la donna è scattato immediatamente il deferimento all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di simulazione di reato. Un episodio inquietante che sottolinea come il desiderio di approvazione virtuale possa spingere a gesti che mettono inutilmente in allarme le forze dell’ordine e l’intera comunità.
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