Malasanità, 50enne muore all’Ospedale del Mare

Malasanità
Ospedale del Mare. Foto di Repubblica.

Malasanità all’Ospedale del Mare di Ponticelli: un uomo napoletano 50enne muore per soccorsi giunti in ritardo e una Tac ordinata troppo tardi

Malasanità al megapresidio di Ponticelli Il tragico calvario vissuto dal 50enne Maurizio B., un odontoiatra napoletano, ha avuto inizio circa alle 4 del mattino di lunedì scorso ed è durato quasi 48 ore, culminato poi nella morte dello stesso presso l’Ospedale del Mare a Ponticelli. A riportare la notizia sono i quotidiani Il Mattino e Repubblica. La causa del malore dell’uomo pare fosse una fortissima colica addominale; i dolori talmente violenti convincono la moglie a chiamare d’urgenza il 118. Il paziente viene portato a San Giovanni Bosco, dove nell’immediato è sottoposto a tutti gli accertamenti da codice rosso tra cui radiografia ecoaddominale e prelivo del sangue. Proprio dai valori del sangue fortemente alterati, e in particolare l’amilasemia, il personale medico ha espresso una precisa diagnosi : pancreatite e calcolosi delle vie bilari.

Subito gli viene dato un analgesico e un protettore dello stomaco, ma non sembra fare effetto. Dunque i medici convengono sul fatto che sia necessario il ricovero dell’uomo, ma non presso il suddetto ospedale non essendoci posti liberi. Da qui, ancora un’altra corsa d’urgenza; Questa volta il paziente è portato all’Ospedale del Mare, dove sorge il caos, non essendo preparati ad accogliere pazienti in stato di emergenza.

“Non riuscivamo a individuare il padiglione preposto per l’accettazione per mancanza di personale” – dichiarava la moglie nella denuncia alla caserma Ranieri. Secondo quanto riportato da La Repubblica , ella ha affermato che non si trovava neanche un ascensore funzionante e idoneo al trasporto della barella. Solo alle 11.40 grazie alle indicazioni di un addetto alla sicurezza, hanno raggiunto il padiglione giusto. Maurizio in preda a lancinanti fitte, ripeterà le analisi per una seconda volta e sebbene continuasse a dimenarsi e a gridare nè lui nè la moglie parleranno con alcun medico prima del pomeriggio. Rivoltosi ad uno specialista, questi li informa che andranno fatti ancora altri esami ed una Tac, 2 giorni dopo. La situazione, però, ha continuato ad aggravarsi, a tal punto che la moglie ha richiesto di inserire un catetere.

Poche ore dopo, sempre peggio. “L’addome si era gonfiato e appariva particolarmente duro“- afferma il cognato. Sono ormai le 2 della notte seguente quando durante una Tac, effettuata dal chirurgo, il cuore di Maurizio ha smesso di battere. I medici riescono a farlo ripartire e a portarlo nel reparto di Rianimazione. Alle 10 della mattina seguente la moglie viene a conoscenza che le speranze di sopravvivenza per il marito sono pochissime. Un’ amara notizia divenuta realtà alle 12.40, quando Maurizio smetterà di respirare.

La denuncia termina così: “Mio marito era un medico che godeva di sana e robusta costituzione. Non riesco a capire perché non sia stata effettuata la Tac in tempo utile“. Perplessità quelle della moglie che lasciano riflettere sui tempi di soccorso, effettivamente troppo lunghi, e soprattutto sull’esistenza di una malasanità che, ancora oggi, è un grave problema del nostro Paese.

Si attendono ulteriori notizie, in modo da avere un’effettiva conferma, o una smentita, dei fatti raccontati, che si ricordano non essere ancora certi.