15 Gennaio 2026

Influenza k, perché il recupero è lento: i consigli dei medici

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influenza k

L’influenza K sta caratterizzando in modo particolare la stagione influenzale 2025-2026, con un numero elevato di contagi e tempi di recupero più lunghi rispetto al passato.

Molti pazienti, anche dopo la fase acuta, continuano ad avvertire disturbi persistenti come tosse, stanchezza e malessere generale, segno di un virus che mette a dura prova l’organismo.

La variante K del ceppo influenzale A(H3N2), oggi prevalente in Italia, si sta diffondendo in modo esteso e potrebbe continuare a circolare ancora per diverse settimane.

Secondo i dati di sorveglianza, l’epidemia è entrata nella sua fase centrale e continuerà a circolare ancora a lungo, con la possibilità che i contagi si estendano oltre i mesi invernali.

Con l’influenza k i disturbi non scompaiono in pochi giorni

Febbre, dolori muscolari, mal di testa, tosse, naso che cola e mal di gola rappresentano il quadro tipico dell’influenza K. A sorprendere è però la durata dei disturbi, che in molti casi non si esauriscono in una settimana, ma persistono anche per due o tre settimane.

In particolare, tosse e raffreddore possono rimanere anche dopo la fase acuta, accompagnati da una sensazione di stanchezza intensa. Questo andamento, spiegano i medici, non è di per sé anomalo, ma riflette la maggiore capacità del virus di affaticare l’organismo.

Un virus più resistente e immunoevasivo

L’influenza K presenta caratteristiche che rallentano la risposta immunitaria, prolungando i tempi necessari all’organismo per neutralizzare l’infezione. Non esistono terapie antivirali di uso comune in grado di eliminarla rapidamente: il corpo deve quindi combattere l’infezione contando soprattutto sulle proprie difese.

È proprio questo sforzo prolungato a spiegare la spiccata debolezza fisica che molti riferiscono anche dopo la scomparsa della febbre.

Contagi: non basta stare vicini, ma attenzione agli spazi chiusi

Nonostante la diffusione capillare del virus, il contagio non è automatico. Studi recenti indicano che la trasmissione dipende da diversi fattori, tra cui la quantità di virus emessa, la frequenza della tosse e le condizioni ambientali.

Gli ambienti poco ventilati favoriscono la concentrazione del virus nell’aria, mentre il ricambio d’aria riduce in modo significativo il rischio di infezione. Una variabile che diventa centrale nella prevenzione quotidiana.

L’impatto sui più fragili

Se per molti adulti sani l’influenza K è soprattutto lunga e debilitante, per le persone fragili la situazione è più complessa. Anziani, pazienti con patologie croniche o sistemi immunitari compromessi sono più esposti al rischio di complicanze, come le polmoniti batteriche.

Non a caso, ospedali e pronto soccorso stanno registrando un aumento degli accessi legati a infezioni respiratorie persistenti.

Come comportarsi: prevenzione e cure corrette per l’influenza k

La prevenzione resta il primo strumento di difesa. Il vaccino antinfluenzale, pur non impedendo sempre il contagio, contribuisce a ridurre la gravità dei sintomi e il rischio di complicanze. A questo si affiancano gesti semplici ma efficaci: lavaggio delle mani, uso della mascherina nei luoghi affollati, aerazione degli ambienti e attenzione ai contatti con soggetti vulnerabili.

Dal punto di vista terapeutico, il trattamento è mirato al controllo dei sintomi. Come hanno chiarito gli esperito Bassetti e Pregliasco: il paracetamolo è indicato per febbre e dolori, mentre altri farmaci antinfiammatori possono essere utilizzati solo valutando attentamente le condizioni del paziente. Antibiotici e cortisonici non vanno assunti senza prescrizione, perché inutili contro i virus e potenzialmente dannosi.

Quando è necessario il parere medico

Una febbre che non si riduce nel tempo, sintomi che peggiorano o difficoltà respiratorie sono segnali che richiedono una valutazione clinica. Nei soggetti più fragili, il medico può valutare precocemente strategie terapeutiche specifiche per ridurre il rischio di peggioramento.

L’influenza k non è da sottovalutare

L’andamento di questa stagione influenzale dimostra che un’infezione apparentemente comune possa avere conseguenze significative, soprattutto in termini di durata e di impatto sul sistema sanitario.

Affrontarla con consapevolezza, senza allarmismi ma senza superficialità, è la chiave per superare una stagione influenzale più impegnativa del solito.

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