24 Luglio 2020

I 3 carabinieri indagati sono napoletani, uno è di Brusciano

Caserma di Piacenza: tre carabinieri sono napoletani, di cui uno di Brusciano. Spacciavano, praticavano orge e attività illegali. Ecco i nomi

La caserma di Piacenza è diventata luogo di orrori: sono circa 75mila le conversazioni telefoniche che condannano i sei carabinieri piacentini arrestati per spaccio, attività illegali e orge.

Facevano selfie con i soldi ricavati dalle attività illecite, vantandosi e mostrando a tutti ciò che accadeva in quel di Piacenza. Dei sei arrestati tre carabinieri sono napoletani, di cui uno di Brusciano.

Si tratta dell’appuntanto Giuseppe Montella che, stando a quanto ricostruito dalle indagini, esaltava la sua euforia con il figlio di 11 anni per aver “pestato un negro”. «Ieri mi sono fatto male, ho preso un piccolo strappo perché ho corso dietro a un negro» racconta al figlio Giuseppe.

Gli altri due militari napoletani, invece, sono Angelo Esposito e Giacomo Falanga di Pozzuoli.

Caserma di Piacenza: Giuseppe Montella. Per l’immagine si ringrazia Il Fatto Vesuviano

Ecco l’analisi del Gip:

«Lo scenario rappresentato da Montella è quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra.

Non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato. 

Le attività d’indagine – si legge – hanno preso il via in seguito alla segnalazione di un ufficiale dell’Arma che aveva prestato servizio per molti anni a Piacenza, il maggiore Rocco Papaleo, attualmente comandante della compagnia Carabinieri di Cremona.»

Dalla ricostruzione dei fatti, inoltre, sono stati trovati una serie di messaggi con un cittadino marocchino. Quest’ultimo affermava di essere un infiltrato dei Carabinieri e di essere in confidenza con Giuseppe Montella.

Il Gip riporta il racconto dell’informatore di origini marocchine:

“era solito ricompensare le notizie ricevute attraverso la cessione di stupefacente, che era custodito in un contenitore all’interno della caserma di Piacenza chiamato ‘scatola della terapia’.”

Si legge che gli uomini in divisa – in Caserma – “avevano l’abitudine di esercitare pressioni su di loro e minacciarli, il tutto con la complicità del comandante delle stazione, il maresciallo Orlando.

I provvedimenti dell’operazione Odysseus hanno sottoposto a giudizio 23 persone: dieci delle quali, appunto, sono carabinieri. Dalle indagini si evince di come Montella sia considerato un ‘boss’ all’interno della caserma.

L’uomo – insieme al collega Salvatore Cappellano – aveva organizzato un party  all’interno della caserma con due donne, probabilmente escort.

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