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Gli effetti del Governo Draghi sulle comunali di Napoli. E Bassolino si candida

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Updated on 27 February 2021 10:15

La nascita del Governo Draghi ha rivoluzionato in pochi giorni il quadro politico italiano. Il centrodestra si è diviso, i 5 stelle sono implosi, Leu non esiste più. E in primavera ci sono le amministrative…

Una cosa è certa: le larghe intese che hanno portato alla nascita del Governo Draghi I hanno rivoluzionato il quadro politico italiano. Il centrodestra è diviso (Fratelli D’Italia, la componente più a destra del gruppo, resta fuori), Il Movimento 5 stelle vive la più grande crisi interna della sua storia, Leu nei fatti non esiste più e nel Pd crescono i mugugni per la scelta – prettamente correntizia – dei tre nomi nell’esecutivo. Il Governo è nato, ma non è finita qui. In primavera, infatti, ci saranno le amministrative e il “caos (apparentemente) calmo” di questi giorni rischia di scombussolare piani già definiti in precedenza. E questo vale anche (e soprattutto) per le elezioni comunali di Napoli, in particolare per il centrosinistra.

Da mesi, infatti, si sta dicendo “come a Roma così a Napoli”. L’idea – più volte rilanciata dal segretario metropolitano del Pd Marco Sarracino – era quella di costruire per le comunali un’alleanza composta dalle “forze che sostengono il Governo nazionale“. “Una scelta naturale“, qualcuno specificava. Ora, se è vero, come è vero, che ci si riferiva al blocco Pd-M5s-Leu, è vero anche che, almeno nella forma, quell’alleanza non esiste più. O forse non esiste ancora. E nonostante i continui appelli all’unità, la situazione sembra essere meno scontata del previsto.

Il Movimento 5 stelle si spacca: da che parte staranno i grillini napoletani?

Senza troppi giri di parole: il Movimento 5 stelle vive la più grande crisi interna dalla sua nascita. Innanzitutto, l’addio di Alessandro Di Battista – esponente per anni dell’ala (nutrita) prettamente populista e anti-sistema – non è stato indolore. Barbara Lezzi e Nicola Morra, esponenti di spicco, hanno espresso ieri, dopo il giuramento del Governo Draghi, tutto il loro disappunto. Per l’ex Ministra del Mezzogiorno, il quesito relativo al voto su Rousseau era fuorviante e minaccia di non votare la fiducia all’esecutivo. Morra si dice deluso e pronto a “fare valutazioni”. E Marco Travaglio, che, per usare un eufemismo, il sentimento grillino un po’ lo conosce, definisce “estinti” i pentastellati. E a Otto e Mezzo sbotta parlando di “quei voltagabbana del Pd“.

Insomma, il Movimento è a un passo dall’implosione e, con ogni probabilità, andrà in contro ad una scissione tra “governisti”, che avranno come leader Giuseppe Conte, promotore di una stabile alleanza col Pd, e “ribellisti”, i quali, al contrario, non vedono l’ora di svincolarsi dalla morsa dem. Ora il punto è: da che parte si schiereranno i dirigenti napoletani e campani? Il patto per Napoli non è più così scontato.

Governo Draghi: poche donne e nessuna del Pd. Cresce il malcontento, ma con questa mossa Zingaretti blinda la segreteria

Anche dal Pd arrivano i primi mugugni. Le voci principali di dissenso sono quelle dell’ex presidente del partito Matteo Orfini, dell’ ex Presidente della Camera Laura Boldrini e della deputata Giuditta Pini. E tutte vertono su un punto: i dem, professantisi progressisti, liberal e femministi, sono l’unico partito che non esprime donne nell’esecutivo. “Il rispetto della parità di genere – scrive Orfini – è un valore fondativo del Pd, non a caso scritto a chiare lettere nel suo statuto. Che venga negato in modo così brutale non è un problema delle donne del Pd. È un problema del Pd. E anche piuttosto grande“.

A centrare il problema di questo passo falso è, però, Boldrini. “Il PD – scrive – deve scardinare l’assetto delle correnti che schiaccia il protagonismo femminile e impedisce il rinnovamento. Se non lo farà, finirà per smarrire la sua identità progressista e il suo scopo sociale. Fino a che non si rimette in discussione questo assetto è inutile parlare di un nuovo modello di società che mette le donne al centro”. E chiude con fermezza: “non basterà, dopo quanto accaduto, qualche posto da sottosegretaria. Non può bastare“.

Orlando, Guerni e Franceschini, infatti, sono i leader delle principali correnti interne del Partito Democratico. Con questa scelta, il segretario Zingaretti ha blindato la sua posizione al vertice della segreteria del partito. Una scelta in continuità con l’operato del governatore del Lazio, motivo per il quale, nonostante i tanti scossoni di questi anni, non sembra essere mai stato in discussione.

La scissione dell’atomo: oggi Sinistra Italiana potrebbe rompere con Mdp e sancire la fine di Leu

Anche la terza gamba, la meno corposa, dell’alleanza che dovrebbe (avrebbe dovuto?) sostenere il prossimo candidato sindaco per il centrosinistra sembra al collasso. Oggi, infatti, si terrà l’assemblea nazionale di Sinistra Italiana e il segretario Nicola Fratoianni ha già fatto sapere di volersi collocare all’opposizione del Governo Draghi. La rottura con Mdp, il cui segretario è Roberto Speranza, Ministro (riconfermato) della Salute, sembra inevitabile.

Un fulmine a ciel sereno: Bassolino si candida

Come se non bastasse, è arrivata ieri la candidatura ufficiale, per le comunali di Napoli, di Antonio Bassolino. Un fulmine a ciel sereno, tanto da portare il Pd Napoletano ad anticipare la riunione prevista per la settimana prossima. Nel frattempo, è arrivato il secco “no” dei 5 stelle, scandito dalla voce del deputato Luigi Iovino, mentre non è un mistero che dalle parti di via Santa Brigida l’ex sindaco e governatore sia molto apprezzato.

Effetti del Governo Draghi sulle comunali di Napoli: quali prospettive?

Com’è evidente, l’alleanza di ferro Pd-M5s-Leu prevista per le comunali napoletane, quasi una certezza fino a pochi giorni, non è più così scontata. D’altro canto, ad oggi sembra difficile che il Pd possa cambiare idea su DeMa e appoggiare Alessandra Clemente, dunque non esiste un “piano b” in questo senso. Nel frattempo la destra si compatta sul nome di Catello Maresca, mentre il centrosinistra sembra essere più in alto mare del solito. E probabilmente lo sarà fino all’arrivo del “comandante” Vincenzo De Luca che, con ogni probabilità, sbroglierà la matassa. Ovviamente in suo favore e mettendo all’angolo, come accaduto per le elezioni regionali di settembre, il Pd napoletano.

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