Giubileo: al Duomo il Cardinale Sepe apre la Porta Santa

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A Napoli cerimoniale di apertura del “Giubileo della Misericordia”. Il cardinale Sepe varca la soglia del Duomo. “Aprire la Porta giubilare è oggi solo un segno. La porta vera da aprire è quella del nostro cuore, della nostra mentalità”

Giubileo della Misericordia: anche Napoli s’incammina nell’anno giubilare, evento denso di pathos spirituale per tutta la Chiesa ed occasione di grazia. “Aprite le porte della giustizia, entreremo a rendere grazie al Signore”. Dopo aver pronunciato queste parole, come il cerimoniale prescrive, il Cardinale Crescenzio Sepe apre la Porta Santa, simbolicamente identificata in quella del Duomo.
Una ricorrenza, quella di ieri sabato 12 dicembre, densa di significati, alla quale i fedeli hanno partecipato in massa. Il cerimoniale ha avuto inizio nella chiesa dei Santi Apostoli, stracolma di fedeli in ogni ordine di posto, mentre, tanti altri saturavano persino lo slargo omonimo antistante. In almeno 2000, invece, ad attendere la processione davanti al Duomo. Inizio della liturgia e, richiamando il rito del Battesimo, aspersione dei fedeli; lettura di un brano della Bolla di Papa Francesco per l’Indizione del Giubileo e di un brano del Messaggio dell’ Arcivescovo Sepe per il Giubileo. Solenne processione alla volta della chiesa Cattedrale, per l’apertura della Porta.

Dopo Sepe, varcano la soglia del Duomo il cardinale John Onaiyekan (arcivescovo di Abuja, in Nigeria), il Mons. Armando Dini della Diocesi di Campobasso, i Vescovi ausiliari dell’Arcidiocesi di Napoli, e a seguire Sacerdoti, Diaconi, Seminaristi e tantissimi fedeli, per partecipare al prosieuguo della celebrazione liturgica.
Nell’omelia il cardinale rammenta come “Noi” dobbiamo sapere cosa fare; invece di ricercare improbabili soluzioni, come ci suggerisce il Pontefice, dobbiamo metterci in moto, intraprendendo un cammino serio, impegnativo e responsabile. In questo contesto storico particolare, in cui a livello mondiale sembra essere in corso “un’atipica terza guerra mondiale“, ed a livello locale la città, in balia di logiche malavitose, affannosamente cerca un suo riscatto, abbiamo tutti bisogno di Misericordia. Ma essa – come già anticipato nel discorso alla città nel giorno dell’Immacolata – va concretizzata: la Misericordia non va identificata con un superficiale buonismo, e non va confusa come un’indulgenza a buon mercato.

Il Giubileo è una nuova opportunità di crescita per la comunità di Napoli, e Sepe ricorda come per essa sia già stato tracciato il percorso da seguire, elevando ad icona di questo cammino, da intraprendere necessariamente, il capolavoro caravaggesco delle “Sette opere di Misericordia”. Con questa opportunità la comunità deve ricercare il bene comune, e cercarlo insieme con un dialogo costante, paziente e costruttivo, ma non con il compromesso che gioca al ribasso ed offusca gli ideali. “È il dialogo è parlarsi, incontrarsi, scoprirsi amici. È fare un pezzo di strada insieme. È scoprire che il futuro o è di tutti o non è di nessuno”.

Aprire la porta giubilare è un atto solenne e l’arcivescovo fa notare come oggi esso sia solo un segno, che non dovrà rimanere un atto simbolico. “Non serve a nulla varcare la porta della Cattedrale. Non ci costa nulla il farlo. La porta vera da aprire è quella del nostro cuore, della nostra mentalità”. E con ciò allude ad un’infinità di porte, tra cui quelle delle scuole, delle fabbriche, delle palestre, degli ospedali, delle carceri. E poi a quelle porte che restano sbarrate: quelle di alcune comunità religiose quando si chiudono a guscio; quelle delle nostre istituzioni eccessivamente burocratizzate e non attente ai bisogni ed alle esigenze della collettività; quelle del nostro cuore poco disponibile all’altro, allo straniero ed al diverso.

Al termine della liturgia eucaristica, rito conclusivo sul sagrato della Cattedra: il cardinale attraversa la Porta Santa  per offrire alla città il dono ricevuto. L’acqua benedetta, contenuta in un’anfora, segno di Misericordia del Padre, viene versata a terra, affinché giunga ai fedeli, per portare loro  salvezza perdono e gioia.

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