28 Marzo 2023

Gianni Minà, un talento del giornalismo ci ha lasciato

"Perdiamo un giornalista originale, attento e mai banale, un uomo che amava la cultura." l'ultimo saluto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

Gianni Minà

Gianni Minà ci ha lasciato dopo una breve malattia cardiaca. Non è stato mai lasciato solo ed è stato circondato dall’amore della sua famiglia e dei suoi amici più cari. Un ringraziamento speciale va al Prof. Fioranelli e allo staff della clinica Rosario che ci hanno dato la libertà di dirgli addio con serenità”. Questo è il messaggio che annuncia, sulla pagina del profilo Facebook di Gianni Minà, la dipartita del grande giornalista italiano. Gianni Minà, scomparso all’età di 84 anni è stato uno tra i giornalisti più talentuosi e singolari. Le sue peculiarità lo contraddistinguevano nel mondo giornalistico confermandolo precursore di un personalissimo stile cronachistico.

Nelle sue interviste televisive ha accolto ospiti di grande prestigio, personalità di spicco del novecento, con i quali ha mostrato sempre grande empatia, a tal punto che le conversazioni diventavano così intime da apparire incontri conviviali tra amici.

“Perdiamo un giornalista originale, attento e mai banale, un uomo che amava la cultura. Ciao Gianni.” è l’ultimo saluto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano rivolge a Gianni Minà su Twitter.

Gianni Minà, breve biografia

Nato a Torino, iniziò la carriera da giornalista nel 1959 a Tuttosport, diventandone successivamente il direttore. L’anno successivo debuttò in Rai collaborando alla realizzazione dei servizi sportivi sui Giochi Olimpici di Roma. Successivamente dopo aver debuttato a «Sprint», rotocalco sportivo diretto da Maurizio Barendson, a partire dal 1965 Minà si occupò di realizzare documentari e inchieste per numerosi programmi, tra cui Tv7, AZ, un fatto come e perché, Servizi Speciali del TG, Dribbling, Odeon, Tutto quanto fa spettacolo e Gulliver

Gianni Minà ha seguito otto mondiali di calcio e sette olimpiadi, oltre a decine di campionati mondiali di pugilato, fra cui quelli diventati storici dell’epoca di Muhammad Ali sul quale scrisse anche un libro. L’incontro più bello Minà lo accreditava al grande pugile “Muhammad Alì, il più grande di tutti – diceva – perché aveva rotto un sistema, una cultura. All’inizio di ogni intervista, esordiva sempre con le sue idee di riscatto per il popolo nero ed enumerava tutto quello che un nero americano non era riuscito ad avere nella vita: ‘Tutti hanno una terra per la quale lottare, combattere… tutti. Solo noi, solo i neri d’America non hanno una terra di riferimento’. Purtroppo le sue battaglie non hanno prodotto grandi cambiamenti, ma non mi sento di dire che ha perso“.

Con Renzo Arbore e Maurizio Barendson, Minà fondò L’altra domenica, e nel 1976 venne assunto al Tg2 diretto da Andrea Barbato. Nel 1981 vinse il Premio Saint Vincent in qualità di miglior giornalista televisivo dell’anno. Dopo aver collaborato con Giovanni Minoli a Mixer, debuttò come conduttore di Blitz, programma di Raidue di cui fu anche autore, accogliendo ospiti come Eduardo De Filippo, Federico Fellini, Jane Fonda, Enzo Ferrari e Gabriel Garcia Marquez.

Nel 1981 il Presidente Sandro Pertini gli consegnò il Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo dell’anno. Nel 2003 è stato eletto nell’assemblea della SIAE e ha fatto parte del comitato che ha ideato e realizzato Vivaverdi, la rivista degli autori italiani. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Kamera della Berlinale per la carriera, il più prestigioso premio al mondo per documentaristi.

Nel 1987 Gianni Minà diventò famoso in tutto il mondo per un’intervista di sedici ore con Fidel Castro, il presidente cubano, un documentario da cui viene tratto un libro: il reportage intitolato Fidel racconta il Che.

Nel 2001 Gianni Minà firmò Maradona un reportage-confessione di 70 minuti con Diego Armando Maradona alla fine dell’anno più sofferto per la vita dell’ex calciatore. Nel 2004 realizzò un progetto inseguito per undici anni e basato sui diari giovanili di Ernesto Guevara e del suo amico Alberto Granado quando, nel 1952, attraversarono in motocicletta l’America Latina, partendo dall’Argentina e proseguendo per il sud del Cile, il deserto di Atacama, le miniere di Chuquicamata, l’Amazzonia peruviana, la Colombia e il Venezuela. Dopo aver collaborato alla costruzione del film tratto da questa avventura e intitolato I diari della motocicletta diretto da Walter Salles e prodotto da Robert Redford e Michael Nozik, Gianni Minà diresse il lungometraggio In viaggio con Che Guevara, ripercorrendo con l’ottantenne Alberto Granado quell’avventura mitica.

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