Fogne di Rione Terra sorrette da antiche statue romane

Durante gli scavi  della Soprintendenza è stata ritrovata a Rione Terra a Pozzuoli un’antica statua romana utilizzata come sostegno per le fogne

La scultura femminile panneggiata in marmo, risale probabilmente alla fine del I sec. d. C., probabilmente trasportata da uno scavo limitrofo: è una “Grande Ercolanese”, tipologia identificata dallo storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann, in seguito ai rinvenimenti di numerose statue iconiche femminili all’ interno del teatro di Ercolano nel 1706, definite dallo studioso Piccola (Kore) e Grande (Demetra) Ercolanese.

Ciò che è stato rinvenuto è per archeologi che scavano da oltre vent’anni, una strana sorpresa.

 La statua, acefala, probabilmente  perché era sta costruita ad incastro, come molte altre sculture flegree: non sappiamo, però, se sia stata asportata con il riutilizzo della scultura o più tardi, con la realizzazione di una fogna che è datata sugli inizi del ‘900, sotto il cui tracciato era il torso della statua.

Costanza Giannella responsabile degli Scavi parla della difficoltà di stabilire se si tratti  « di una privata cittadina o di un personaggio pubblico», spiega

«Certo fa effetto ritrovare reperti di questo tipo come spallette delle fogne. Sono copie romane, di prima età imperiale, di originali greci, probabilmente in bronzo, risalenti al V secolo. La scultura era stata riutilizzata in età post-antica, utilizzandone la base, per rinforzare il muro di contenimento sul lato sud della rocca, incastrata tra i blocchi in tufo, anche loro riutilizzati, in origine costituenti le mura della colonia romana».

«Oltre a sorprese come questa, gli anni di scavi ci hanno consegnato strutture antiche e un’ incredibile quantità di ceramiche, marmi, frammenti architettonici, ora in parte esposti nel Museo Nazionale Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia», aggiunge Gialanella.

«Dopo l’evacuazione del 1970, la prima volta che i Puteolani sono rientrati al Rione Terra è stato nel 1995», spiega Adele Campanelli, soprintendente Archeologia della Campania. «Da allora il ritrovamento di questo grande patrimonio grazie al fenomeno del bradisismo ha permesso acquisizioni importanti per il sito. Scoperte come questa però ci permettono di fare qualcosa di più: raccontare Rione Terra attraverso la sua storia minuta. Per non arrivare solo alla mente degli specialisti ma al cuore della gente, capace ancora di emozionarsi con la potenza evocativa di un quotidiano in cui riconoscersi».

Fonte interviste, Corriere del Mezzogiorno