6 Novembre 2015

Erri De Luca, la parola contraria agli studenti

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Erri De Luca incontra gli studenti di Giurisprudenza della Federico II di Napoli. Parla del processo appena terminato e dell’unica libertà minacciata: la libertà di stampa

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“Noi dovremmo invitarlo più spesso Erri De Luca perché un’aula così piena chi mai l’ha vista”. Sono le parole del prof. Moccia dinanzi all’orda di studenti dentro e fuori dall’Aula Coviello di Giurisprudenza della Federico II.

Introducono lo scrittore i professori Prisco e Moccia. Il prof. Prisco introduce le questioni principali con il “free speech”, la libertà di parola superiore a qualunque diritto per gli americani, e il ruolo dell’intellettuale moderno.

Tocca al prof. Moccia e alla sua lectio di diritto penale. La libertà di un individuo si può sacrificare solo quando viene prodotta un’offesa ad un bene giuridico. Se la pena deve seguire un’integrazione sociale del soggetto, perseguita anche attraverso la valorizzazione dei valori costituzionali, come possiamo mettere in galera un tizio che ha solo espresso la sua opinione e poi lo rieduchiamo sull’art. 21 Cost. “È una contraddizione vivente, palese”. 

Nel caso di Erri De Luca dal punto di vista tecnico c’è una norma incostituzionale, libertà – anche di cattivi pensieri – e di espressione, che entra in contrasto con la logica stessa del Codice Rocco, in quanto prevede delle eccezioni ad una norma di carattere generale che non può essere per definizione posta ad oggetto di un reato.

Per tutta l’introduzione Erri De Luca è in silenzio, sguardo fisso e impenetrabile, poi va a lui la parola contraria. “Una sentenza recente mi ha mandato assolto dopo due anni, ma sto ancora scendendo dal banco degli imputati. Questa stessa conversazione è uno strascico del processo”. La sentenza ha reso inservibile il reato di istigazione a compiere delitti. Mai nessuno scrittore era stato incriminato per istigazione.

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Erri De Luca incontra gli studenti di Giurisprudenza della Federico II di Napoli

Non avrebbe mai potuto immaginare che un commento alle parole del procuratore capo di Torino che aveva definito “terrorismo” gli atti di violenza dei NoTav avrebbero scatenato tale vicenda. Qualche colpo di cesoia alla rete non poteva certo danneggiare un’opera micidiale e colossale. Era solo un atto simbolico di resistenza che aveva il suo sostegno verbale. “Ho aderito alla resistenza perché mi piace quella comunità e il modo in cui ha affrontato questa oppressione”.

La Tav è una menzogna. Verrebbero recuperati appena 30 minuti rispetto alla tratta della Torino-Lione già esistente ma senza arrivare in città, bensì 30 chilomentri prima.

Erri De Luca si scaglia contro la stampa che disforma, appiattita, schierata con la versione ufficiale degli stati maggiori. Abbiamo la peggiore stampa d’Europa. Non esistono più i professionisti dell’informazione, ma solo degli impiegati che rispondono a delle aziende. Nessuna condanna avrebbe potuto minacciare la sua libertà intesa come facoltà di dire ciò che pensa. E’ la libertà di stampa ad essere minacciata.

I pubblici ministeri hanno dichiarato che il procedimento è stato avviato perché Erri De Luca è un intellettuale; se al suo posto ci fosse stato un cittadino qualunque, la magistratura avrebbe perdonato. I pm si sono erti a confessori che oltre a procedere perdonano in via spirituale. Ergo, “la legge non è uguale per tutti”. È stato incriminato per la forza della sua voce di cui va fiero. Un intellettuale ha il compito di esprimersi su una vicenda pubblica e contrastante come la Tav.

Ora è concentrato sulla Puglia, diventata un laboratorio. “I cittadini pugliesi non hanno più il diritto di decidere della propria salute, vita, aria e acqua”. 

Quattro sono i fronti aperti. L’Ilva di Taranto che ha avvelenato un’intera popolazione. La legge ha permesso ad un’azienda di non rispondere dei danni; “legalità e giustizia spesso non corrispondono in Italia”. Lo stesso è successo a Lampedusa. I pescatori dovevano rispondere di immigrazione clandestina per aver soccorso delle imbarcazioni. Di fronte alla vita umana non esiste legge che possa impedire di agire. Loro lo sanno, loro sono gente di mare; “quella legalità andava sabotata, completamente, frontalmente, in maniera militante”.

Nel Salento stanno estirpando migliaia di ulivi malati di xylella che è curabile con metodi naturali. L’ulivo è il simbolo della civiltà di quel luogo, massimo rappresentante della Puglia. Stanno piantando un gasdotto a San Foca dai balcani distruggendo un intero tratto di costa per gli “interessi di qualche politico”. Sono pronte a partire anche le trivellazioni nell’Adriatico, nonostante sia già una zona altamente sismica.

Siamo detentori del maggiore patrimonio culturale, questo è il nostro petrolio. La Puglia è l’esempio lampante dell’atteggiamento del governo che tratta i cittadini come sudditi per un ritorno economico cieco.

Per tutto l’intervento è in piedi, teso in avanti con le mani appoggiate alla cattedra. La figura sottile, il viso smunto sono in netto contrasto con la voce profonda, la rabbia con cui scandisce le parole. La capacità espressiva di Erri De Luca non è solo da leggere, ma da ascoltare e da guardare: studenti e professori sono incantati dalla sua forza.

Conclude l’intervento rivolgendosi ai giovani giuristi: “credo che si studi Legge perché all’inizio si nutre un sentimento di Giustizia. La prima obiezione che fa un bambino ai propri genitori è “non è giusto”, rimprovera agli adulti la propria inadempienza rispetto alla giustizia in maniera elementare ma nitida. Ecco, credo che chi studia Legge abbia a cuore e voglia essere pratico di questo sentimento di Giustizia”. 

Applausi scroscianti dalla folla emozionata.

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