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Effetto Dunning-Kruger: ecco perché i poco esperti si credono fenomeni

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Updated on 17 April 2021 10:12

L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale chi è poco esperto in un campo tende, spesso, a sopravvalutare le proprie abilità

Una delle conseguenze dell’era dell’iper-connessione è la sovraesposizione mediatica della quotidianità di ognuno di noi. Ciò che è sempre stato intimo, riservato, ora è diventato parte di un “piano editoriale” volto a catturare l’attenzione dei “passanti”, per soddisfare quell’esigenza di socialità propria dell’uomo che per sopravvivere – in senso lato – necessita dell’accettazione della propria comunità di riferimento. Questo istinto, da una parte, e la sovrabbondanza di informazioni su qualunque cosa, dall’altra, portano ad una costante competizione nella quale ci si contendono le attenzioni dei nostri pari; in questa “iper-competizione” ingigantiamo situazioni reali e “normali” per alterarne la percezione al fine di renderle “straordinarie” e, dunque, appetibili agli occhi degli altri. La conseguenza è la diffusione e l’amplificazione del fenomeno conosciuto come “effetto Dunning-Kruger“.

Si tratta di una distorsione della percezione cognitiva a causa della quale c’è la tendenza, da parte di chi non è particolarmente esperto in una materia, a sopravvalutare a torto le proprie abilità nella stessa. Il fenomeno prende il nome dagli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University di Ithaca (New York) che nel 1999 hanno pubblicato un lavoro di ricerca nel quale lo hanno descritto e analizzato prendendo in considerazione personaggi ed avvenimenti della storia umana. Ne hanno, successivamente, dimostrato la validità attraverso studi condotti sugli studenti della loro università.

Effetto Dunning-Kruger: ipotesi di partenza

L’effetto Dunning-Kruger viene attribuito all’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori. Il fenomeno venne verificato con una serie di esperimenti condotti dai due ricercatori nell’ambito di attività tra loro diverse, come la comprensione nella lettura, il gioco degli scacchi o il tennis.

Dunning e Kruger partirono dall’ipotesi secondo cui, per una data competenza, le persone inesperte: tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità; non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri; non si renderebbero conto della propria inadeguatezza. Al contrario, si renderebbero invece conto e riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione.

Gli studi

I due ricercatori testarono queste ipotesi sugli studenti dei primi anni dei corsi di psicologia della Cornell University. Qui esaminarono l’autovalutazione che i soggetti in esame davano sulle proprie capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico. Agli stessi, poi, chiesero di dare una valutazione del proprio livello dopo aver saputo quale fosse stato il loro vero punteggio. I risultati furono chiari: il gruppo dei competenti lo stimava correttamente, mentre quello dei non competenti continuava a sopravvalutare il proprio livello.

Questo perché chi non conosce una materia – o ne possiede solo una vaga idea – non riesce a rendersi conto dei tanti aspetti di cui è composta. Di conseguenza, proprio perché la mente umana difficilmente concepisce ciò che non conosce, ne semplifica i meccanismi riconducendoli alla propria sfera di conoscenza.

Successivamente, per confermare l’esattezza della sua teoria, Dunning portò un altro esempio. Si trattava di uno studio commissionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America su un campione di circa 25mila statunitensi, intervistati in merito alla loro competenza finanziaria. Dalle risposte dei circa ottocento di questi che erano incappati in fallimenti economici, emergeva che essi si ritenevano, al contrario, più esperti degli altri in campo finanziario.

L’altra faccia della medaglia dell’effetto Dunning-Kruger è rappresentata dalla cosiddetta “sindrome dell’impostore“. In molti casi, infatti, persone davvero competenti hanno la tendenza a sottostimare le proprie capacità.

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