Don Patriciello: “Renzi, quando vieni nella terra dei fuochi?”

Don patriciello

Il Parroco di Caivano, don Patriciello, ha scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio Renzi, chiedendo alle istituzioni di prestare maggiore attenzione ai problemi che affliggono la terra dei fuochi

La Terra dei Fuochi brucia ancora. E le istituzioni sembrano non accorgersene oppure, più semplicemente, girano la testa dall’altro lato, come se fingere che il problema non esista possa effettivamente eliminarlo. E’ questo il succo di una lettera aperta che Don Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, ha inviato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Don Patriciello è da anni impegnato in prima linea nelle lotta contro gli sversamenti abusivi nell’hinterland napoletano, e oggi fa suo il grido di tutta la città: “L’Italia, unita nei doveri, non lo è affatto nei diritti”, si legge nella lettera del parroco, che disegna un sud dilaniato non solo dai roghi, ma anche dalla disoccupazione e dalla disperazione: “La povertà, che già tante famiglie sopportavano con dignità, si è trasformata in miseria nera”.

L’invito, rivolto al Premier, a visitare e vedere con i propri occhi lo stato in cui versa la terra dei fuochi nasce dalla promessa, che lo stesso Matteo Renzi aveva fatto a Don Patriciello durante la visita all’episcopio di Aversa, di ritornare nella Terra dei fuochi quanto prima per rendersi conto di come andavano le cose. Renzi non è mai più tornato e le cose vanno sempre peggio. Le persone continuano a morire nella terra dei fuochi, sotto gli occhi dei familiari impotenti. Il 7 luglio scorso è toccato a Francesco, un giovane di 16 anni, morire di leucemia, aggiungendosi alla grande schiera di bambini, adolescenti, giovani genitori che, ha dichiarato Don Patriciello, abbiamo visto soffrire e morire senza poterli aiutare.

Don Patriciello, dopo aver descritto il dolore di un’intera città, conclude con un messaggio di speranza: “Io ci sono, Presidente. La Chiesa campana c’è. E con noi tanti italiani di buona volontà su cui il governo può contare”, come a sottolineare che, se le anche le istituzioni si impegnano in prima linea, qualcosa si può cambiare e che non tutto è perduto.

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera, pubblicata sulla pagina fb di Don Patriciello:

LETTERA APERTA A MATTEO RENZI
PARROCCHIA SAN PAOLO APOSTOLO
PARCO VERDE – CAIVANO
Caro Presidente, sono padre Maurizio Patriciello, il prete al quale promettesti, nell’ episcopio di Aversa, di ritornare nella “ terra dei fuochi” quanto prima per renderti conto di persona di come andavano le cose. Le cose, purtroppo, non vanno bene. I roghi continuano ad ardere indisturbati. La gente si ammala e muore. La disoccupazione, lo sai meglio di me, ha raggiunto vette da capogiro. L’ Italia, unita nei doveri, non lo è affatto nei diritti. Quando vieni? Aiutami ad aiutare la mia gente. Aiutami a tenere accesa la speranza nei cuori dei giovani. Le nostre parrocchie sono diventate dei veri e propri dispensari, dove tante mamme vengono a chiedere pane e latte per i loro figli, o un aiuto per pagare le bollette di luce e gas. La povertà, che già tante famiglie sopportavano con dignità, si è trasformata in miseria nera. Miseria che diventa pericolosa per tutti. Pochi giorni fa, un gruppo di missionari, presenti in ogni parte del mondo, trovandosi in Italia, è venuto a farmi visita. È stato un momento bello di amicizia e condivisione. Dopo l’ incontro in parrocchia, i missionari hanno voluto visitare qualche “ sito” inquinato. Li ho portati alla “ zona vasta” di Giugliano, quel luogo che sembra uscito dall’ inferno, dove la terra fuma senza bruciare, sprigionando un fetore irrespirabile. Là, a pochi metri dalla “ Resit”, sopravvive, nell’ indifferenza più totale, il “ popolo degli invisibili”: centinaia di Rom, con bambini, neonati, donne incinte. Ho sentito un missionario sussurrare a un altro: « Questo campo è simile alle favelas dell’ Amazzonia …». Ma noi siamo in Italia! Io ci sono, Presidente. La Chiesa campana c’è. E con noi tanti italiani di buona volontà su cui il governo può contare. ll nostro è un grido di aiuto. Non lasciarlo cadere nel vuoto. Attendo. Fiducioso attendo. Pubblico questa lettera pronto anche a sopportare gli insulti di chi non crede più nelle promesse fatte da chi detiene il potere oggi in questa nostra Italia tormentata e bella. Ti benedico. Padre Maurizio Patriciello