3 Maggio 2024

Ciro Esposito, dieci anni fa la tragica finale di Coppa Italia

Ciro Esposito, 10 anni fa il ferimento a morte del tifoso partenopeo per mano del criminale De Santis, a poche ore dalla sfida di Coppa Italia

Archivio Napolizon

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CIRO ESPOSITO – DIECI ANNI FA LA TRAGICA FINALE DI COPPA ITALIA

Dieci anni dalla finale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Da un ricordo sbiadito della partita. E di una festa che non aveva ragione di esistere. Perché i pensieri erano per Ciro Esposito. Un ragazzo appassionato di calcio. Come milioni di persone nel mondo. Che si trovò sul sentiero sbagliato, nell’istante sbagliato. A pochi.metri dal teatro della sfida. Dinanzi a un delinquente neofascista. Che con la partita non aveva nulla a che vedere. Ricordiamo la dignità e il cuore magnanimo di una madre più coraggiosa delle istituzioni. Che combatte per la giustizia e la verità. Dieci anni da una tragedia immensa. Che fu considerata una bravata dall’autore. Con Ciro sempre vivo nel nostro cuore.

Ciro Esposito, la Signora Leardi è una donna coraggiosa

L’attesa per la finale di Coppa Italia era enorme. A maggior ragione per chi vive tutte le partite a Fuorigrotta. La partenza per la Capitale in tarda mattinata. Nella serata del sabato 3 maggio 2014, allo ‘Stadio Olimpico di Roma’ si disputa la sfida tra Napoli e Fiorentina.  A poche ore dalla partita, in viale Tor di Quinto, accade l’imponderabile. Non sono sfottò, è una rissa e il delinquente Daniele De Santis, conosciuto nel suo ambiente come Gastone, decide di sparare ad altezza uomo. E colpisce il malcapitato Esposito. Le chiamate delle forze dell’ordine a Scampia, dove Ciro viveva con la ragazza e la sua famiglia. Le notizie che si rincorrono a ridosso della sfida. Che inizierà con oltre un’ora di ritardo. E in un clima infuocato. La partita passa in secondo luogo. Così come anche la cronaca sportiva dei Mondiali in Brasile. Cinquantatré giorni di agonia. Di terapia intensiva al ‘Policlinico Gemelli’ di Roma, di interventi chirurgici, di maxiperizie, lacrime e speranze. Ed anche brevi istanti di lucidità, nei quali Ciro riconosce il criminale che lo ferì gravemente. E ricorda altre dinamiche dell’atto terroristico nei suoi confronti e degli amici presenti. La madre della vittima Antonella Leardi è una donna da ammirare per la forza, la tenacia e la nobiltà d’animo: «Forse la morte di mio figlio non ha insegnato nulla, forse le passerelle di qualcuno si sono perse nell’oblio. Io continuerò a credere che il calcio possa cambiare fin quando il buon Dio mi darà forza per farlo».

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