28 Novembre 2022

Cina proteste contro le restrizioni per il Covid

Cina proteste contro le restrizioni per il Covid: in migliaia scesi nelle piazze per manifestare contro il Partito comunista e Xi Jinping

Cina proteste

Cina proteste – Giorni di fuoco in Cina, dove migliaia di persone stanno affollando le piazze per protestare contro la “politica della tolleranza zero” al Covid-19 che dopo tre anni ancora impone stringenti limitazioni e lockdown alla popolazione, laddove nel resto del mondo si sta gradualmente tornando alla normalità.

Cina proteste: sono partite sabato 26 novembre 2022 e si sono scatenate dalla notizia di un incendio mortale scoppiato in un appartamento di Urumqi – capitale della regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Cina Nordoccidentale – che ha causato una decina di morti, forse proprio a causa della difficoltà dei soccorsi ostacolati dalle norme anti-Covid. Nonostante le autorità abbiano smentito il legame tra l’incendio e il Covid, l’episodio è stato la scintilla che ha fatto traboccare un vaso già all’orlo.

Il primo “focolaio” di manifestanti si è riunito a Shanghai e Pechino, per poi diffondersi anche in una cinquantina di università e in altre città, tra cui Nanchino, Qingdao, Chengdu e Wuhan, l’epicentro in cui nel gennaio 2020 il nuovo coronavirus si originò.

È la prima volta che i cittadini cinesi prendono direttamente di mira il Partito Comunista e il presidente Xi Jinping, chiedendone le dimissioni, oltre a una svolta democratica del Paese.

La dura politica di restrizioni ha infatti stremato l’economia della Cina e i cinesi che vivono nel terrore di risultare positivi e di essere costretta all’ennesimo isolamento.

Il malcontento aveva portato ad un allentamento da parte del Governo l’11 novembre scorso, ma di fronte a una ripresa dei casi (4mila nuovi in un sol giorno nella capitale e 40mila nel Paese) la situazione è tornata punto e a capo.

I tecnocrati sanitari della Repubblica popolare non sono riusciti ad elaborare un «piano di uscita» dall’emergenza continua: è stato calcolato che se la Cina seguisse la strategia del resto del mondo, il risultato sarebbe disastroso. Dal momento che il coronavirus avrebbe circolato poco nell’area (secondo quanto riportano le fonti ufficiali), la popolazione cinese non avrebbe sviluppato livelli efficaci di anticorpi e, dunque, i contagi salirebbero a 363 milioni nel giro di sei mesi, facendo crollare il sistema ospedaliero.

Ma la popolazione cinese non ce la fa più e protesta stringendo tra le mani dei fogli bianchi, da una parte come simbolo di lutto per ricordare le vittime dell’incendio di Urumqi, dall’altra come “strumento” di lotta contro la censura imposta dal rigido regime del Partito comunista cinese.

Cina proteste – Sebbene siano stati arrestati due manifestanti a Shangai (un agente di polizia interrogato avrebbe affermato che gli arrestati non avevano rispettato le disposizioni delle forze dell’ordine), la repressione non è stata massiccia e non ha mietuto vittime.

Anzi, sembra che le proteste abbiano ottenuto qualche risultato, seppur minimo. Stando a quanto riportato dall’Ansa, i funzionari del Governo hanno annunciato, in una conferenza stampa tenutasi questa mattina, l’allentamento di alcune restrizioni “zero-Covid”:

«I residenti di Urumqi, alcuni dei quali sono stati confinati nelle loro case per settimane, potranno viaggiare in autobus per fare acquisti nei loro quartieri a partire da domani.[…].Le consegne dei pacchi potranno riprendere, ma i lavoratori della logistica dovranno rimanere a “circuito chiuso” nei dormitori aziendali».

Inoltre, nella capitale non saranno più messe barriere all’ingresso dei comprensori residenziali dove vengono scoperti casi di contagio. Finora, le zone «a rischio focolaio» venivano completamente sigillate fino a nuovo ordine e, in molti casi, venivano bloccate persino le ambulanze chiamate per soccorrere i malati.

La democrazia in Cina è ancora un miraggio, ma ogni passo a suo favore non è mai perso.

Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

Fonti: Ansa, CORRIERE DELLA SERA

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