Bimbo ucciso di botte a Cardito: madre condannata a 30 anni
La posizione della madre, Valentina Casa, è stata più complessa dal punto di vista giudiziario
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BIMBO UCCISO DI BOTTE A CARDITO- Nuova sentenza emessa nel secondo processo d’appello per la morte del piccolo Giuseppe Dorice, il bambino di 7 anni ucciso a Cardito, in provincia di Napoli, nel gennaio del 2019. Il bambino morì dopo essere stato picchiato violentemente dal patrigno, Tony Essobti Badre, all’interno dell’abitazione in cui viveva con la madre, la sorellina e il compagno della donna. Durante l’aggressione fu picchiata anche la sorellina del bambino, che riuscì a salvarsi fingendo di essere svenuta.
Il patrigno ha ricevuto condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio del bambino e per il tentato omicidio della bambina. La posizione della madre, Valentina Casa, si è rivelata invece più complessa dal punto di vista giudiziario. In primo grado era stata condannata a 6 anni di carcere. Poi in appello la pena era aumentata fino all’ergastolo. Questo perché i giudici avevano ritenuto che non avesse fatto nulla per fermare il compagno e salvare i figli. Successivamente, però, la Corte di Cassazione aveva annullato l’ergastolo, ordinando un nuovo processo d’appello per rivalutare la sua responsabilità.
Bimbo ucciso di botte a Cardito: la nuova sentenza
Nel nuovo processo d’appello, concluso oggi, la Corte ha stabilito una nuova pena. La madre ha ricevuto la condanna a 30 anni di carcere. I giudici hanno ritenuto la donna responsabile per comportamento omissivo, cioè per non aver impedito le violenze e non aver protetto i figli durante l’aggressione, pur potendo intervenire o chiedere aiuto. Durante il processo i giudici hanno ascoltato anche la sorellina del bambino. A distanza di anni, la piccola ha raccontato quanto accadde quel giorno, ricostruendo la violenza subita da lei e dal fratello. La sua testimonianza si è dimostrata molto importante per ricostruire la dinamica dei fatti e le responsabilità.
La nuova sentenza chiude un altro capitolo di una vicenda che ha colpito profondamente l’opinione pubblica. Il patrigno resta condannato all’ergastolo come autore materiale dell’omicidio, mentre la madre è condannata a 30 anni per non aver impedito la morte del figlio e le violenze sulla figlia.
FONTE: Fanpage
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