15 Febbraio 2026

Bambino non trapiantabile al Monaldi, parla la madre: appello al Papa

Dopo il responso medico che ha dichiarato il piccolo di 3 anni non più idoneo al trapianto, la testimonianza straziante della donna: «Hanno fatto di tutto, ma i danni erano troppi».

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Bambino non trapiantabile bimba prematura salvata al monaldi

Bambino non trapiantabile – All’indomani della notizia che ha gelato le speranze di una intera comunità, la madre del bambino di 3 anni ricoverato al Monaldi ha deciso di rompere il silenzio. Con una forza che solo un genitore può trovare nel momento più buio, la donna ha ripercorso le ultime drammatiche ore che hanno portato alla decisione dei medici di dichiarare il piccolo non più trapiantabile.

Bambino non trapiantabile, il racconto della madre: «Un calvario infinito»

«Il suo cuoricino era troppo stanco, era come se si fosse arreso dopo tante battaglie», ha dichiarato la donna. La madre ha confermato che il termine “cuore bruciato”, circolato nelle ultime ore, descrive purtroppo fedelmente la condizione clinica dell’organo, compromesso da arresti cardiaci ripetuti e da una mancanza di ossigeno che ha esteso i danni anche ad altri apparati vitali. Una situazione che ha reso tecnicamente impossibile l’esecuzione di un trapianto, che in queste condizioni non avrebbe dato alcuna chance di sopravvivenza.

Il ringraziamento ai medici del Monaldi

Nonostante il tragico epilogo clinico, la famiglia ha voluto esprimere profonda gratitudine verso l’equipe medica e infermieristica del polo cardiologico napoletano. «Hanno trattato mio figlio come se fosse il loro», ha sottolineato la madre, spiegando come i chirurghi abbiano tentato ogni strada possibile, comprese le tecniche più avanzate di assistenza meccanica, prima di dover comunicare la definitiva inidoneità al trapianto per evitare al piccolo inutili sofferenze.

Una città stretta attorno alla famiglia

La storia del bambino ha generato un’ondata di solidarietà senza precedenti a Napoli. La madre ha ringraziato le migliaia di persone che in questi giorni hanno inviato messaggi di sostegno e preghiere. Ora, per la famiglia, inizia il momento più difficile: quello della rassegnazione e del commiato, circondati dall’affetto di una città che ha sperato e pianto insieme a loro per un miracolo che, purtroppo, la medicina non è riuscita a compiere.

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