Avvocati in manette contro la Riforma Bonafede



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Foto da pagina Facebook di AIGA - Associazione Italiana Giovani Avvocati - NAPOLI

All’apertura dell’Anno Giudiziario 2020 tenuta al Maschio Angioino, un nutrito gruppo di avvocati napoletani ha sfilato in manette in segno di protesta contro la Riforma Bonafede che abolisce la prescrizione

Si è tenuta al Maschio Angioino la cerimonia di apertura dell’Anno Giudiziario 2020 di Napoli. Poco prima dell’inizio, un nutrito gruppo di avvocati napoletani ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti della riforma della prescrizione voluta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Per farlo hanno sfilato silenziosamente in manette, esponendo cartelli che invitavano a rispettare la Costituzione.

Continuano, dunque, le proteste delle toghe. Il 28 gennaio scorso, infatti, gli avvocati penalisti hanno scioperato astenendosi dalle udienze penali. La riforma di Bonafede prevede lo stop della prescrizione, sia dopo la sentenza di assoluzione che dopo quella di condanna. La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2020 e si applica ai reati commessi a partire da quella data.

Cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2020: la protesta degli avvocati

Negli ultimi mesi gli avvocati napoletani hanno promosso numerosi incontri e dibattiti ai quali hanno partecipato anche parlamentari eletti nel distretto. L’intento era quello di sollecitare una modifica di questa riforma. Quando durante la cerimonia di ieri ha preso la parola la Dottoressa Concetta Lo Curto, rappresentante del Ministero della Giustizia, gli avvocati si sono alzati in piedi esponendo silenziosamente cartelli di protesta con su scritto “Rispettate la Costituzione”.

La cerimonia è stata aperta dalla relazione introduttiva del presidente della Corte d’Appello Giuseppe De Carolis di Prossedi. “Viviamo in una società – ha detto – che sembra incattivirsi e nella quale vi è sempre più bisogno di legalità e di giustizia. È importante che chi subisce una violenza o un torto sappia di poter contare su un sistema giudiziario che è in grado di tutelare i suoi diritti“. “Per mantenere la fiducia dei cittadini – ha continuato l’alto magistrato – è necessario innanzitutto un recupero dell’efficienza del sistema giudiziario. Una giustizia che arriva a distanza di molto tempo rischia di essere inutile. Non credo che la fiducia dei cittadini si possa guadagnare con la ricerca del consenso popolare e con la visibilità mediatica, ma con l’applicazione indipendente della legge e con un comportamento eticamente corretto“.

D’Amato: “Riaffermare l’indipendenza della magistratura”

Il consigliere togato Antonio D’Amato è intervenuto in rappresentanza del Csm. Nel suo intervento ha ricordato il caso Palamara che avrebbe “gettato un’ombra sull’intero ordine giudiziario“. “Il presidente Mattarella ha affermato che quello che è emerso ha disvelato un quadro sconcertante e prodotto conseguenze negative sull’intero ordine giudiziario. Mai come ora è necessario riaffermare l’indipendenza della magistratura e la sua autonomia“.

Riello: “Da Napoli un confronto per una proposta di magistrati e avvocati”

È intervenuto anche il Procuratore Generale Luigi Riello, il quale ha definito l’anno giudiziario scorso come “il più difficile e lacerante per la magistratura perché è esplosa una questione morale anche al nostro interno“. Il pg ha, infine, lanciato l’idea di far “partire da Napoli un confronto franco, senza riserve mentali e senza pregiudizi, per proporre insieme, avvocati e magistrati, una riforma strutturale del processo penale“.

Tafuri: “odiosa compressione dei diritti della difesa e del ruolo degli avvocati”

Durissimo, infine, l’intervento del Presidente dell’Ordine forense Antonio Tafuri che si è scagliato contro il Governo. “L’Avvocatura, baluardo della democrazia e garante dei diritti, è oggi qui in questa sede, per denunziare i gravissimi attentati ai princìpi e ai valori fondamentali su cui si fonda lo Stato di diritto. Assistiamo ad un’odiosa compressione dei diritti della difesa e del ruolo degli avvocati“. “Io accuso il potere esecutivo – ha concluso – che ha abolito la prescrizione, spacciando questa misura come intervento acceleratorio e sapendo perfettamente, invece, che il processo senza prescrizione è un processo che non si concluderà mai“.

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