Attentato a Colangelo, gli ultimi risvolti

colangelo

Continuano le indagini sul caso del Procuratore Colangelo. L’uomo sarebbe entrato nel mirino della Camorra, dopo aver lavorato per anni al ridimensionamento del giro d’affari della criminalità organizzata che opera a Nord di Napoli

Un patto fra due clan camorristici sembrerebbe essere quello alla base del progetto di attentato ai danni del procuratore Giovanni Colangelo. La Procura di Bari sta indagando sulla vicenda, sulla base delle rivelazioni del pentito Cosimo Zingaropoli. L’ordine, ipotizzano gli investigatori, potrebbe essere partito dai boss della droga di Scampia e Secondigliano, esasperati dai ripetuti colpi assestati alle piazze di spaccio che hanno messo in ginocchio gli affari illeciti della periferia Nord del capoluogo. Per traffico di stupefacenti, sulla scorta delle dichiarazioni di Zingaropoli, ha aperto un fascicolo anche il pool anticamorra di Napoli coordinato dai procuratori aggiunti, Giuseppe Borrelli e Filippo Beatrice. Le due Procure si preparano a un interrogatorio congiunto del collaboratore di giustizia. L’omicidio sarebbe dovuto avvenire con mezzo chilo di tritolo, con una ricompensa di 300mila euro per i narcos che sarebber riusciti nell’impresa.

Zingaropoli ha sostenuto di aver appreso del piano dal malavitoso pugliese Amilcare Monti Condesnitt, detto il “giostraio”, che nel 2011 avrebbe fatto affari proprio con trafficanti di stupefacenti provenienti dalla periferia settentrionale di Napoli.

LE INDAGINI
Ma perché la camorra avrebbe dovuto progettare un’iniziativa tanto importante? I colpi inferti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine hanno sensibilmente ridimensionato il giro d’affari dei boss della droga. Dieci anni e (almeno) tre faide dopo, Scampia e Secondigliano non sono più le capitali del mercato illegale. Caivano, Rione Traiano, Boscoreale, sono oggi piazze che rendono meglio rispetto a quelle del passato. Tutto questo pesa non poco sui bilanci delle organizzazioni criminali, che per questo potrebbero aver meditato vendetta nei confronti della Procura, ritenuta responsabile di questa incessante offensiva giudiziaria.
Ma questa è solo una delle possibili interpretazioni al vaglio degli investigatori. E l’esplosivo? Monti ha affermato di non saper nulla del tritolo, poco più di mezzo chilo, sequestrato in un terreno nei pressi della sua abitazione.
Qualcosa in più, verosimilmente, si potrà comprendere nei prossimi giorni, quando la Procura di Napoli e quella di Bari procederanno all’interrogatorio congiunto del pentito Zingaropoli. Al collaboratore verrà chiesto di aggiungere il maggior numero di dettagli al suo racconto, così da rendere possibile la ricerca di adeguati riscontri alle dichiarazioni. Di sicuro, lo scenario aperto dal pentito viene preso molto seriamente dagli inquirenti e rilancia in grande stile l’allarme sulla sicurezza dei magistrati napoletani.

SOLIDARIETA’ PER COLANGELO
Al procuratore Colangelo è stata espressa solidarietà a tutti i livelli. L’avvocato Angelo Pisani e l’associazione Caponnetto hanno aperto una pagina Facebook dal titolo “Io sto con Colangelo” che ha già superato i 200 contatti. Ieri mattina un gruppo di testimoni di giustizia ha inscenato un flash mob di sostegno all’ingresso della Procura.
Giovanni Colangelo non è solo“, sottolinea il pg Luigi Riello, che ha espresso “incondizionata solidarietà al procuratore a di Napoli, ma anche e soprattutto pieno e concreto sostegno, mio personale e dell’ufficio da me diretto, alla costante e coraggiosa azione di contrasto alla criminalità organizzata da tempo realizzata dalla Procura magistralmente diretta dal dottor Colangelo. Il sistema dell’illegalità ha evidentemente ben colto di essere sotto assedio da parte della Procura di Napoli con azione tanto lontana dai riflettori quanto efficace. Il procuratore Colangelo e i magistrati, che con alta professionalità lo coadiuvano, non si lasciano intimidire e continueranno con immutata serenità e crescente incisività a svolgere il loro lavoro, forti dell’intensa e fattiva sintonia della Procura generale, dei magistrati dell’ufficio del Pubblico ministero del distretto e delle forze dell’ordine impegnati con irriducibile determinazione a combattere la camorra e l’illegalità ad ogni livello“, argomenta Riello.