12 Gennaio 2023

Arrestato Pasquale Crisci, il vice presidente della Provincia di Caserta

Pasquale Crisci, ex vice sindaco ed attualmente vice presidente della Provincia di Caserta, è arrestato per il reato di corruzione con l’aggravante del metodo mafioso

Pasquale Crisci

SANTA MARIA A VICO (CASERTA) – Il vice presidente della Provincia di Caserta ed ex vice sindaco Pasquale Crisci è stato arrestato. L’esponente dei Moderati è coinvolto in un’inchiesta che riguarda l’area di Santa Maria a Vico, dove attualmente ricopre il ruolo di consigliere comunale di minoranza. La Guardia di Finanza di Caserta ha eseguito sei misure cautelari nell’ambito di una indagine della DDA di Napoli. Crisci è finito in manette per il reato di corruzione con l’aggravante del metodo mafioso.

Esterosione mafiosa: oltre a Pasquale Crisci, anche altre cinque persone coinvolte

Stando a quanto appreso, i fatti in oggetto riguarderebbero l’assegnazione dei loculi cimiteriali nel comune di Santa Maria a Vico. Le altre misure cautelari, invece, riguardano anche presunti esponenti della criminalità organizzata locale. Le indagini svolte dal Reparto territoriale, dirette e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno dimostrato che gli indagati avessero ottenuto l’assegnazione di cappelle e loculi cimiteriali dal Comune di Santa Maria a Vico attraverso condotte estorsive e corruttive.

Il provvedimento restrittivo eseguito in data odierna riguarda i seguenti soggetti:

  • N. D., 51enne di Santa Maria a Vico;
  • L. C., 49enne di San Felice a Cancello, elementi contigui al clan camorristico Massaro;
  • P. G., 58enne di Santa Maria a Vico;
  • P. G., 44enne di S. Maria a Vico;
  • D.L. C. 55enne originario di Santa Maria a Vico e residente fuori Regione.

Le attività investigative hanno appurato che, grazie all’aiuto intimidatorio del clan, uno dei soggetti, aveva ottenuto l’assegnazione di una cappella gentilizia del valore di 44.000 euro estorta al titolare della società aggiudicataria dei lavori di ampliamento del cimitero di Santa Maria a Vico. La cappella gentilizia veniva assegnata sulla base di documentazione ingannevole prodotta, ad altro soggetto, in cambio di denaro. La compravendita illecita di cappelle e loculi – ubicati nel cimitero di Santa Maria a Vico – vedevano il coinvolgimento anche dei servizi cimiteriali.

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