1 Luglio 2021

Antonello Venditti racconta di quando era bullizzato

FONTE OPEN

Antonello Venditti si rivela in una profonda intervista. Parla del passato, del presente e anche del futuro

ANTONELLO VENDITTI – «Sono talmente rari i momenti di sana socialità e collettività di questi tempi – spiega Venditti -, che mi sembrava un peccato far scegliere al pubblico tra il calcio e il concerto, quasi una mancanza di rispetto. In fondo il calcio, come la musica, sono grandi passioni della vita». Comincia così l’intervista di Venditti rilasciata a Il Messaggero.

Il cantante parla di questo momento storico e non solo, facendo anche un tuffo nel passato, quando -da bullizzato – ha rischiato più volte il suicidio. «Ero un adolescente molto solo» e «bullizzato fino a 16 anni. Ero talmente complesso e complessato che ho rischiato il suicidio molte volte. Le canzoni sono nate da quel dolore, anche se a volte, prendi “Marta”, mi nascondevo dietro a un altro nome».

La musica -spiega-  «è una compagna di vita da sempre».

«Eh, mi sento come mi sentivo allora, quando volevo morire. Devi essere molto forte dentro, credere in te stesso e credere in quello che sei, io sono convinto che si suicidano solo i giusti, quelli che hanno ragione. I colpevoli sono più furbi, magari tentano il suicidio ma poi sopravvivono. Ho molto rispetto per chi si suicida. Il suicidio è nella nostra natura, purtroppo, ma a volte basta una parola per continuare a vivere. Ecco perché c’è bisogno di amici, di una società che si interessi di te anche se sei piccolo. Ci vorrebbe un amico, sempre». Spiega così il cantante quando gli viene chiesto di mettersi nei panni di chi è bullizzato e prova a togliersi la vita.

SUL DDL ZAN – «Non ho bisogno di sottoscrivere il decreto Zan, ce l’ ho dentro. Nel mio profondo sono un anarchico, per me conta il mio diritto naturale, la mia coscienza. Non ho bisogno di regole. Ma mi rendo conto che in questi tempi confusi c’ è bisogno di atti formali che ribadiscano la civiltà. Mi sembra così normale che mi pare assurdo doverlo scrivere in una legge».

SUL COVID – «il senso di insicurezza che abbiamo vissuto in questo periodo lo metabolizzeremo con fatica».  «Porterò sempre la mascherina nei luoghi affollati». Poi continua parlando de «le facce da mutanti, in continuo cambiamento, dei virologi e dei politici in tv, le polemiche infinite sui vaccini, sui richiami. La verità è non siamo in grado di fare previsioni. Anche per questo mi godo questi concerti, perché ho paura che potrebbe uscire qualcosa che ci impedirà di nuovo di vivere in pace».

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