Addio Mondiali, ennesima disfatta per l’Italia
Il commento a margine dell'eliminazione dell'Italia.
ADDIO MONDIALI, ENNESIMA DISFATTA PER L’ITALIA
Un mesto dejà vu per la Nazionale, cartina al tornasole di un movimento obsoleto da aggiornare da oltre venti anni e di un Paese depredato, in cui le riforme restano nel cassetto in favore di logiche clientelari. Ne è l’emblema la rielezione alla presidenza della FIGC dell’unico candidato in corsa: un plebiscito dal 98,68% che blinda la poltrona. Sì, anche di Aurelio De Laurentiis che si unisce alla massa nel day after di Zenica e piazza un allenatore mediocre e limitato alla guida degli azzurri, dopo averlo pescato senza merito a Spalato.
Non ci sono i talenti che avevamo a cavallo del terzo millennio, questo è chiaro. Non sia alibi però per aver mancato il pass contro Svezia, Macedonia del Nord e una modesta Bosnia. Li abbiamo fatti sembrare imbattibili ed impauriva persino l’Irlanda del Nord. I trionfi a Berlino e Wembley hanno nascosto la polvere sotto al tappeto tra scandali, scommesse clandestine, falsi in bilancio, plusvalenze fittizie e orrori nelle serie minori.
Addio ai Mondiali, necessità di cambiamento (in netto ritardo)
Un brand tutelato in modo ostinato ma privo di dignità, dietro il quale non si intravede alcuna modifica tangibile. Dai settori giovanili alla riforma dei campionati, fino all’attività nelle scuole: siamo schiavi di un sistema che soffoca l’espressione individuale e la fantasia. In nome del dio denaro e della cultura esasperata del risultato, abbiamo sacrificato la crescita del talento sull’altare del profitto immediato.
Restiamo ancora a guardare, a casa, per la terza volta con una generazione che non conosce il pathos delle notti magiche. Torneremo al Mondiale, forse dopo sedici anni ma a questo punto non sapremo chi saremo.
Di certo è inaccettabile che la Nazionale quattro volte Campione del Mondo non sia presente ancora una volta ai Mondiali. L’avevamo detto a Tavecchio e Ventura, lo ripetiamo a Gravina, Gattuso, Buffon e Bonucci. I buoni propositi restano sempre e solo sulla carta. In campo soltanto un teatrino indegno ed è giusto che il mondo ci derida fino a quando non saremo capaci di mostrare identità, organizzazione, serietà e un progetto credibile.
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