12 Ottobre 2020

ACCADDE OGGI- Nel 1896 nasce Eugenio Montale

da SoloLibri.net

montale

Nasce nel 1896 Eugenio Montale. È stato uno dei più importanti poeti del Novecento, capace di interpretare la crisi dell’uomo contemporaneo

ACCADDE OGGI– Il 12 ottobre 1896 nasce Eugenio Montale, considerato uno dei massimi poeti del Novecento per la sua capacità di dar voce al disagio dell’uomo contemporaneo.

La sua poesia percorre e riflette cinquant’anni di storia e, muovendo da un senso di inappartenenza e distacco, è capace di far luce sui grandi interrogativi dell’uomo.

La vita

Montale nasce a Genova e trascorre l’infanzia tra la città natia e Monterosso,nelle Cinque Terre. Interrotti gli studi tecnici per motivi di salute, nel 1917, viene chiamato alle armi e inviato al fronte. Terminata la guerra, ritorna in Liguria ed entra in contatto con gli ambienti letterari genovesi e torinesi.

Nel 1925, pubblica la prima raccolta di versi “Ossi di seppia”. Nello stesso anno prende posizione contro il regime fascista e firma “Il Manifesto degli intellettuali antifascisti” redatto dal filosofo Benedetto Croce.

Nel 1926 l’incontro con Italo Svevo segna l’inizio del suo successo. Si trasferisce poi a Firenze, dirige il Gabinetto scientifico letterario Vieussex fino al 1938, quando viene allontanato dall’incarico poiché non iscritto al partito fascista.

Nel 1939 esce la seconda grande raccolta montaliana, “Le occasioni”.

Si sposta poi a Milano, dopo la guerra, dove diviene redattore del Corriere della Sera e collaboratore del Corriere dell’informazione. La terza raccolta (edita nel 1956) è intitolata “La bufera e altro”.
Nel 1975 Eugenio Montale riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore il 12 settembre 1981 a Milano.

Acuto interprete del suo tempo e principale erede novecentesco di Leopardi, Montale traduce nelle sue poesie una visione completamente pessimistica della condizione umana, segnata dall’impossibilità di accedere a verità assolute.

Nel discorso pronunciato in occasione della consegna del premio Nobel, “È ancora possibile la poesia?”, manifesta per l’ennesima volta il suo lucido pessimismo, ma ribadisce anche il valore insostituibile dell’attività poetica:

“Il mondo è in crescita, quale sarà il suo avvenire non può dirlo nessuno. Ma non è credibile che la cultura di massa per il suo carattere effimero e fatiscente non produca, per necessario contraccolpo, una cultura che sia anche argine e riflessione. Possiamo tutti collaborare a questo futuro. Ma la vita dell’uomo è breve e la vita del mondo può essere quasi infinitamente lunga.”

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