Accadde oggi – Nel 1881 muore Fëdor Michajlovič Dostoevskij

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Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Il 9 febbraio 1881 muore il famoso scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Considerato uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi è stato un esponente dell’esistenzialismo e dello psicologismo. Promotore della questione morale dell’uomo e del “romanzo policentrico”

ACCADDE OGGI – Un “possente eroe della cultura”. È questa la definizione che il filologo Cesare Giuseppe De Michelis ha dato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Artista poliedrico, romanziere analitico e figura controversa, Dostoevskij ha segnato la storia della letteratura russa e internazionale.

L’opera di Dostoevskij

Scrittore e filosofo, Dostoevskij è considerato tra i più grandi romanzieri russi di tutti i tempi. Sicuramente il più grande esponente della narrativa realista, apice dell’epoca d’oro della letteratura russa che si apre nei primi anni dell’800 con il Romanticismo di Puškin e Lermontov. Al centro della sua opera c’è la dimensione esistenziale dell’uomo, la riflessione morale e il tentativo di definizione del bene e del male. In particolare, l’isolamento e l’aberrazione sociale contro le ipocrisie delle convenzioni imposte dalla vita comunitaria (in “Memorie dal sottosuolo”), la supposta sanità mentale contro la malattia (L’idiota), il socialismo contro lo zarismo (I demoni), la fede contro l’ateismo (I fratelli Karamazov) rappresentano le tappe principali della sua evoluzione letteraria. In sostanza, il travagliato percorso verso la ricerca della verità.

Tra i romanzi più importanti figura sicuramente “Delitto e castigo”, considerato il suo capolavoro, “L’idiota”, storia di un uomo infinitamente buono portatore di verità, “I demoni”, il romanzo maggiormente politico in cui viene messa in contrapposizione la tradizione russa con il vento nichilista. Infine, “I fratelli Karamazov“, l’ultima opera di Dostoevskij in cui lo scrittore propone un ampio dibattito etico riguardante Dio, il libero arbitrio e la moralità. Descrive il dramma spirituale di una lotta che coinvolge la fede, il dubbio, la ragione, rapportati ad una Russia pervasa, allora, da fermenti modernizzatori.

Dostoevskij e il “palcoscenico dell’anima”

Dostoevskij si caratterizza per la sua abilità nel delineare i caratteri morali dei suoi personaggi. Tra questi figurano spesso i cosiddetti “ribelli”, che contrastano con i conservatori dei principi della fede e della tradizione russa. I suoi romanzi vengono spesso definiti “policentrici“, in quanto (salvo in alcuni casi come “Delitto e castigo”) è difficile identificare un vero e proprio protagonista. Si tratta, infatti, di identità morali incarnate in figure, in “maschere” che si scontrano su di una sorta di “palcoscenico dell’anima“.

Un’anima travagliata

La vicenda umana del romanziere russo è caratterizzata da un complesso di situazioni difficili. Rimasto orfano molto giovane di entrambi i genitori, Dostoevskij inizia una carriera militare (interrotta subito) per volontà del padre. Matura idee progressiste e inizia a frequentare circoli culturali di matrice socialista. Condannato a morte con l’accusa di essere un rivoluzionario, la pena gli viene commutata in dieci anni di campi di prigionia pochi istanti prima della fucilazione. Durante gli anni in Siberia inizia un percorso interiore molto intenso che lo avvicina molto alla religione e in particolare alla figura di Cristo. Un legame complicato che lo accompagnerà per tutta la vita.

In una lettera del 1854, infatti, scrive: “Sono un figlio del secolo del dubbio e della miscredenza e so che fin nella tomba continuerò ad arrovellarmi se Dio sia. Eppure se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità“.

Muore non ancora sessantenne a San Pietroburgo il 9 febbraio del 1881, lasciando un’impronta significativa nella storia della letteratura.

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