24 Marzo 2016

Abusivi occupano un immobile di proprietà della Curia di Napoli

Abusivi

Abusivi occupano un vecchio palazzo, appartenente alla Curia e rivendicano il diritto alla casa

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È successo a Napoli, il pomeriggio del giovedì santo in piazzetta Miraglia, nel cuore della città, è stato animato dalle proteste di un gruppo di abusivi, composto da 35-40 persone: tra adulti, bambini, precari e disoccupati.

Monito della manifestazione, rappresentata non solo dalla illegale occupazione da parte degli abusivi, ma anche dall’esposizione di striscioni appena fuori del palazzo della Confraternita dei “Servi di Gesù”, di proprietà della Curia di Napoli, è il diritto alla casa, non nuovo ai disagi legati alle problematiche irrisolte che attanagliano la società napoletana.

“Prima i poveri! Diritto alla casa per tutti e tutte” questo il lamento inciso in bomboletta colorata su di grossi lenzuoli, sistemati a mo’ di manifesto. Un urlo disperato che è la concretizzazione di una denuncia mossa da abusivi si, ma in primis da cittadini privati di uno dei diritti fondamentali del vivere civile, quello cioè di avere un “tetto sotto la testa”.

La presa di forza dell’edificio da parte degli abusivi è stato il passo successivo ad una manifestazione di piazza, durante la quale è stato lanciato un appello contro “l’assenza di politiche adeguate a garantire il diritto all’abitare dei più deboli e l’irresponsabilità sociale della grande proprietà immobiliare”.

Da quanto risulta dall’ANSA, un coro unico levato dagli abusivi in protesta, rivolto a istituzioni assenti e fantasma che continuano senza pudore, malgrado gli ammonimenti del Pontefice Papa Francesco, a “usare i conventi per l’accoglienza e non per i profitti’, la gran parte di queste strutture resta vuota o sottoutilizzata”.

Riempire il vuoto lasciato dalle classi di potere, come quella ecclesiastica è il metaforico gesto compiuto da questo gruppo di abusivi, speranzosi che la propria richiesta di aiuto venga accolta e messa in pratica e non come da routine, ignorata o gettata in un inutile “lamentatoio”.

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