4 Novembre 2026

L’indimenticabile giorno dell’alluvione di Firenze

L'indimenticabile giorno dell'alluvione di Firenze

Il 4 novembre del 1966 fu l’indimenticabile giorno dell’alluvione di Firenze, uno dei disastri climatici più impattanti in Italia che portò a gravissimi danni in città e in gran parte della Toscana.

L’indimenticabile giorno dell’alluvione: che cosa accadde nel 1966

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966, accadde un evento che tutti i fiorentini avrebbero ricordato per sempre.

L’Arno, a causa di incessanti piogge, inondò Firenze e strade, musei, botteghe e case, vennero inondati di acqua e detriti di fango e carburante.

Resta impressa nell’immaginario fiorentino l’immagine di Piazza Santa Croce sommersa di acqua scura. Innumerevoli furono i danni tra cui negozi distrutti e auto trascinate dalla corrente. Si pensi, che il livello dell’acqua raggiunse addirittura i cinque metri e la piena colpì anche il resto della Toscana causando tantissime vittime.

A Firenze morirono 36 persone, tra cui Mario Maggi, di 44 anni, identificato soltanto nel 2023.

L’alluvione fu un duro colpo anche per il patrimonio culturale, dato che, inondò anche biblioteche, chiese, archivi, danneggiando statue e dipinti.

Il crocifisso di Cimabue e la testimonianza di Bruno Santi

Il Crocifisso di Cimabue rappresenta uno dei massimi capolavori antichi appartenenti alla città fiorentina, creato nel Duecento e custodito nella Basilica di Santa Croce. Ad oggi, è una delle prove indelebili dei danni dell’alluvione, l’acqua penetrò nella struttura lignea causando varie deformazioni, mentre il fango danneggiò la superfice dipinta.

Il Crocifisso, portato alla Limonaia di Palazzo Pitti, luogo di primo intervento per i dipinti danneggiati, riporta comunque il 60 e il 70 per cento della pellicola pittorica danneggiata.

Nonostante i segni indelebili, l’opera rappresenta, sia le conseguenze che ha lasciato l’alluvione, sia l’amore di tutti coloro che salvarono, almeno in parte, l’arte di Firenze.

All’epoca Bruno Santi era uno studente di 24 anni della facoltà di storia dell’arte e si presentò alla Soprintendenza per dare un aiuto.

<<Fu un’esperienza drammatica e costruttiva, perché finalmente potei entrare in contatto con le opere che avevo studiato soltanto sui libri>> racconta Santi.

Santi, oltre ad essere diventato soprintendente al patrimonio storico e artistico di Firenze e dell’ Opificio delle Pietre Dure, lavorò anche presso la Limonaia di Palazzo Pitti.

Un evento drammatico che oltre alla distruzione, portò anche ad un notevole senso di recupero e protezione del patrimonio artistico della città di Firenze.

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