23 Luglio 2026

Mare inquinato Campania: quasi metà dei campioni oltre i limiti

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Mare inquinato Campania

Mare inquinato Campania: Quasi la metà dei campioni analizzati lungo il litorale campano presenta valori superiori ai limiti previsti dalla normativa. È quanto emerso dalla pubblicazione dei nuovi dati raccolti da Goletta Verde 2026, la storica campagna di monitoraggio promossa da Legambiente.

Goletta Verda ha effettuato le analisi tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio lungo le coste delle province di Napoli, Caserta e Salerno. Ciò che ne è emerso è un quadro ancora complesso. Infatti: su 31 punti esaminati, 15 hanno registrato valori superiori ai limiti fissati dalla normativa per la presenza di batteri indicatori di contaminazione fecale. Al contrario, i restanti 16 sono risultati conformi.

L’associazione ambientalista precisa che il monitoraggio non sostituisce i controlli ufficiali sulla balneazione, ma si concentra soprattutto in aree considerate più vulnerabili, come le foci di fiumi, torrenti, canali e scarichi. In questi luoghi è più probabile individuare problemi legati alla depurazione delle acque reflue.

Mare inquinato Campania: quattro aree critiche nel Napoletano

Per la provincia di Napoli sono stati controllati 14 punti. Dieci hanno ottenuto risultati entro i limiti di legge, mentre quattro hanno evidenziato criticità.

Tre siti sono stati classificati come fortemente inquinati: la foce del canale di Licola, nel territorio di Pozzuoli, il tratto di mare in prossimità della foce dell’Alveo Volla a San Giovanni a Teduccio e la foce del fiume Sarno, tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. È stato invece giudicato inquinato il punto monitorato nelle acque antistanti il rivo San Marco, nel comune di Castellammare di Stabia.

Secondo Legambiente, la concentrazione delle criticità nelle aree vicine agli sbocchi dei corsi d’acqua conferma come le principali fonti di contaminazione siano ancora strettamente collegate alle carenze del sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue.

I punti promossi e i risultati positivi a Ischia

Non mancano però le buone notizie. Tra i dieci punti risultati entro i parametri figurano la spiaggia della Rotonda Diaz, conosciuta come Mappatella Beach, il tratto di mare presso la foce del Lagno Vesuviano a Ercolano, quello di via Ponte della Gatta a Torre del Greco, Marina Grande a Sorrento, il lungomare Marconi di Torre Annunziata e il Rivo d’Arco a Seiano, nel territorio di Vico Equense.

Esito positivo anche per tutti i campioni prelevati sull’isola d’Ischia. Le analisi hanno infatti confermato valori nella norma nelle acque della spiaggia del Muro Rotto a Ischia Ponte, della spiaggia del Perrone a Casamicciola Terme, della Chiaia a Forio e del tratto di mare nei pressi del Rio Corbore.

Mare inquinato Campania: Salerno è la provincia con il maggior numero di criticità

Il quadro più delicato riguarda la provincia di Salerno. Nell’area dieci dei dodici punti monitorati hanno superato i limiti di legge, con sette aree classificate come fortemente inquinate e tre come inquinate. Nel Casertano, invece, soltanto il punto situato alla foce dei Regi Lagni, a Castel Volturno, ha registrato valori oltre i limiti, mentre gli altri siti controllati sono risultati regolari.

Nel complesso, il monitoraggio conferma che le problematiche ambientali interessano soprattutto le foci di fiumi e canali, considerate le zone più esposte agli effetti di una depurazione non sempre efficiente.

Depurazione e cartelli informativi: le richieste di Legambiente

Nel rapporto dedicato al mare inquinato Campania, Legambiente richiama l’attenzione anche sul funzionamento degli impianti di depurazione. I dati Arpac relativi al 2025 evidenziano che il 41% degli impianti controllati nella regione è risultato non conforme ai requisiti previsti, mentre nella provincia di Napoli la percentuale si attesta al 28%.

Un ulteriore elemento evidenziato dall’associazione riguarda l’informazione ai cittadini. Durante il monitoraggio, nel 91% dei punti esaminati non sono stati trovati cartelli che indicassero la qualità delle acque o eventuali divieti di balneazione.

Per Legambiente è quindi necessario accelerare gli investimenti sulla rete depurativa e migliorare la comunicazione rivolta ai bagnanti. Con questi due accorgimenti, si potrà garantire una maggiore tutela dell’ambiente, della salute pubblica e del patrimonio costiero della regione.

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