Mondiale 2026: emozioni, timori e nostalgia Italia
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MONDIALE 2026: EMOZIONI, TIMORI E NOSTALGIA ITALIA
È il Mondiale delle contraddizioni. Delle tensioni internazionali mai così elevate dal 1945. Del trattamento indegno all’Iran e ai non desiderata al megalomane di Washington. Anche del miglior arbitro africano rispedito a casa, così come delle perquisizioni eccessive e dei divieti. Anche superiori rispetto a Russia e Qatar.
È il Mondiale delle novità, delle storie romantiche, dei corsi e ricorsi storici in Messico, della certificazione dell’ascesa calcistica di Usa e Canada e delle quarantotto squadre, anche se non è corretto parlare di inclusione. Come esercizio catartico di un’immagine ormai inquinata da decenni (Diego docet).
L’ultimo ballo di Messi, Ronaldo, del genio di Modric e della fantasia immensa di De Bruyne. Ma anche del primo di Yamal, Diomande e Nusa. E della terza assenza consecutiva dell’Italia. Che assiste con grande demerito dal divano. Con amarezza, nostalgia e un pizzico di invidia. Torneremo ad assistere ad una sfida degli azzurri nel campionato mondiale di calcio. Con il desiderio, forse l’illusione di raccontare soltanto emozioni, reti e lacrime di gioia dal rettangolo verde. E non cronaca nera. Che rischia di portarci concretamente ai tempi più oscuri della storia mondiale.
Mondiale 2026, la certificazione della crisi per il calcio italiano
Ha detto bene Riccardo Mancini, di DAZN: “Avremmo potuto, voluto e dovuto esserci noi”. È giusto purtroppo restare a casa, ancora una volta. Con l’amarezza in bocca e gli occhi lucidi. Perché c’è una generazione di ragazzini che non conosce il pathos e l’attesa di Germania 2006. Perchè da venti anni gli azzurri saltano gli ottavi del campionato del mondo di calcio.
4370 giorni fa Chiellini e compagni disputavano l’ultima gara al Mondiale. E già si parlava di Malagò contro Abete. L’Italia manca all’appello dal 2014 in favore di Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. Nessuna recriminazione per l’errore dal dischetto di Jorginho e del rosso a Bastoni. Il disordine strutturale, la pessima gestione, l’identità indefinita sul rettangolo verde, la meritocrazia ormai latente e le riforme annunciate ma mai eseguite hanno portato il calcio italiano a un declino senza precedenti.
La Nazionale quattro volte Campione resta per la terza volta consecutiva a seguire i Mondiali dal divano. In silenzio, senza poter nemmeno replicare ad Infantino, l’italiano che consegna il premio Fifa per la Pace al Presidente degli USA. Che giustamente ironizza – e nemmeno più di tanto – sullo stato clinico di un paziente affetto da patologie croniche. Che ancora ha paura ad affidarsi ad un medico di assoluto valore….
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