Boss Vincenzo D’Alessandro poeta: dal 41bis pubblica una raccolta di versi
flicr.com - Luca Di Ciaccio
Boss Vincenzo D’Alessandro poeta: ritenuto dagli inquirenti figura apicale del clan di Castellammare di Stabia, ha pubblicato una raccolta di poesie scritte durante la detenzione. Il volume, diffuso da una casa editrice indipendente, I Canti Nulla Die, arriva a pochi giorni dal suo trasferimento al regime del 41 bis.
La notizia è stata anticipata dalla stampa locale. Il libro raccoglie circa trenta componimenti composti negli anni trascorsi tra diversi istituti penitenziari italiani. Il titolo scelto “Se dovessi darti un nome ti chiamerei libertà” richiama uno dei concetti più ricorrenti nei versi dell’autore.
I temi: libertà, memoria e identità
Nei testi emergono riflessioni personali sulla detenzione, sulla solitudine e sugli affetti familiari. La scrittura viene descritta come uno spazio interiore di evasione, una dimensione nella quale l’autore afferma di poter esprimere parti di sé lontane dall’immagine pubblica costruita negli anni.
Tra i temi centrali compaiono l’amore per la moglie e i figli, il ricordo della madre e considerazioni sulla responsabilità individuale. Non mancano passaggi più polemici, in cui l’autore sembra rivolgersi alla società e al proprio passato.
Boss Vincenzo D’Alessandro poeta: il profilo giudiziario
Vincenzo D’Alessandro, 50 anni, è figlio dello storico fondatore del clan stabiese. Secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe ricoperto un ruolo di vertice nell’organizzazione camorristica ed è attualmente imputato in procedimenti legati a omicidi ed estorsioni. Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria nei processi in corso.
Il trasferimento al 41 bis – il regime detentivo previsto per i detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere contatti con l’organizzazione criminale – rappresenta un ulteriore passaggio nella sua vicenda giudiziaria.
Scrittura e carcere: un fenomeno diffuso
Quello del boss Vincenzo D’Alessandro poeta non è un caso isolato. Infatti, in diversi istituti italiani, la scrittura e lo studio fanno parte dei percorsi rieducativi previsti dall’ordinamento carcerario.
Inevitabilmente la pubblicazione delle sue poesie suscita reazioni contrastanti per il peso delle accuse che gravano su di lui. Da un lato il diritto all’espressione personale, dall’altro la memoria delle vicende giudiziarie che lo vedono protagonista.
La raccolta è attualmente disponibile online e rappresenta un capitolo inedito nella storia di uno dei clan storici dell’area stabiese, tra cronaca giudiziaria e riflessioni letterarie nate dietro le sbarre.
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