13 Gennaio 2026

Chiaia – Diversi casi di meningite tra ragazzi, alcuni ricoverati al Cotugno

Chiaia - Diversi casi di meningite tra ragazzi, alcuni ricoverati al Cotugno; delle speculazioni hanno creato spavento, ma la situazione è monitorata

chiaia - diversi casi di meningite

Chiaia – Casi di Meningite tra ragazzi: Per chi non conoscesse le cause o le conseguenze della meningite, questa è un’infiammazione delle meningi, ossia le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale, causata solitamente da infezioni batteriche.

La gravità di una meningite è variabile, si può presentare in forma asintomatica o anche in episodi pericolosi per la vita.

La trasmissione può avvenire con baci, tosse, starnuti o con la condivisione di bicchieri e/o posate.

Chiaia – Casi di Meningite tra ragazzi, alcuni ricoverati al Cotugno:

Fino a qualche ora fa si parlava addirittura di un focolaio di meningite tra i ragazzi di Napoli, in particolare nella zona di Chiaia;

a creare spavento e allarme pare essere stato un messaggio vocale, inoltrato diverse volte su whatsapp, come fosse una catena, nel quale si parlava addirittura di decessi a causa di meningite.

Fortunatamente, come riportato dal quotidiano Napoli Today, la notizia è stata fortemente smentita da un operatore dell’ospedale, il quale afferma che non si sono registrati decessi.

Da quanto si è appreso, anche dalle notizie riportate da Napoli Today, i ragazzi ricoverati all’ospedale Cotugno, sono tre.

I primi due casi vedono coinvolte due giovani ragazze, le quali hanno iniziato ad accusare i primi sintomi, quali: mal di testa, sensibilità alla luce, rigidità del collo,

durante le feste natalizie, pare dopo aver partecipato ad una festa tenutasi a Chiaia.

Il terzo caso vede invece coinvolto un uomo, che secondo le notizie riportate, pare lavorasse in un noto locale, sempre a Chiaia.

Uno dei pazienti è ad oggi ricoverato nel reparto di rianimazione, mentre gli altri due presentano condizioni cliniche stazionarie.

Per il momento la situazione è sotto controllo, grazie anche al lavoro dell‘Asl Napoli 1 e dei funzionari di Epidemologia del dipartimento di prevenzione.

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