9 Gennaio 2020

Reddito di cittadinanza, una nuova regola da seguire

Parte la seconda fase del reddito di cittadinanza, e questa volta sarà più difficile imbrogliare. I beneficiari dovranno svolgere lavori socialmente utili

Prende il via la seconda fase del reddito di cittadinanza, con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Questa volta i beneficiari del reddito, dovranno svolgere lavori di pubblica utilità all’interno dei PUC – progetti utili alla collettività. La decisione è stata presa sulla base di quanto stabilito dal decreto 4/2019, e dal decreto attuativo pubblicato l’8 gennaio 2020 sulla Gazzetta Ufficiale dopo un accordo tra ministero del Lavoro e Comuni.

 “I Puc – si legge sulla Gazzetta – non rappresentano un rapporto di lavoro e pertanto i lavori di pubblica utilità non sono da considerarsi prestazioni di lavoro autonomo, subordinato o parasubordinato.”
Il percettore del reddito di cittadinanza è obbligato a prendere parte ai progetti di pubblica utilità promossi dal comune di residenza. I progetti utili per la collettività potranno essere svolti in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni.

Ma in cosa consiste esattamente?

Le attività di pubblica utilità non devono superare le 8 ore settimanali, che possono essere espletate in un solo o più giorni della settimana. Il beneficiario ha l’obbligo di completare le ore previste nel mese; in caso di flessibilità, le ore saranno recuperate successivamente. Nel caso di ampliamento delle ore, fino ad un massimo di 16 settimanali, la flessibilità prevista per le 8 ore non è contemplata e i beneficiari devono svolgere settimanalmente le ore concordate.

La mancata accettazione della condizione stabilita dal decreto da parte di uno dei componenti del nucleo familiare determina la decadenza del reddito.