Schermo Napoli Doc per la quinta giornata del Film Festival

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Schermo Napoli Doc: per la quinta giornata del Napoli Film Festival al PAN, sono stati proiettati tre documentari ognuno dei quali ha raccontato un diverso aspetto della città

Napoli, venerdì 2 ottobre

Come di consueto per chi sta seguendo la rassegna, anche oggi alle 17 al PAN ( palazzo delle arti Napoli ) ha avuto luogo la proiezione dei tre documentari per la sezione “schermo Napoli Doc” : (in ordine di proiezione) Titta di Lea Dicursi; Costa D’Angolo di Elisa Flaminia Inno; Napoletani a Barcelona di Marco Rossano.

Titta è un film che, in soli 23 minuti, ci presenta uno scorcio sulla vita difficile di una donna e la sua famiglia in un quartiere duro come quello di Scampia.

Il progetto della regista parte dalla ricerca di un gruppo di donne che lavorano insieme, per poi scavare a fondo nelle loro vite e nelle loro storie. E’ così che Lea viene a sapere di Chikù, un ristorante che apre a Scampia gestito da quattro donne napoletane e quattro donne Rom. Titta è una di queste donne e, durante il documentario, racconta sempre di più qualcosa di sè al pubblico, e di come sia stato difficile portare avanti il sogno del ristorante contro tutte le difficoltà e tutti i pregiudizi. Pregiudizi che affliggono le donne del quartiere non meno che le donne Rom.

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Schermo Napoli Doc – Titta di Lea Dicursi

Titta parla di sé, della sua infanzia, della sua famiglia: nei suoi racconti si coglie un velo di tristezza che alla fine del documentario diventa palese: alla fine infatti Titta ammette quanto sia difficile vivere a Scampia, raccontando episodi che fanno rabbrividire, episodi degli anni peggiori della camorra quando anche entrare e uscire dalla propria casa non era più un diritto ma un favore da chiedere, stando attenta a cercare di non turbare la suscettibilità di nessuno. Titta però rappresenta il buono di Scampia, il buono di Napoli. Rappresenta quelli che ce l’hanno fatta, la gente perbene che vuole rendere “famosa” la propria terra per un progetto nobile, un progetto di integrazione sociale, ma anche di amicizia, di intesa e affetto, un progetto tutto al femminile di nome Chikù.

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Schermo Napoli Doc – Costa d’angolo di Elisa Flaminia Inno

Costa D’Angolo è un film che ci racconta una verità nascosta, un passato idilliaco e un presente nostalgico. Girato a Maiori, sulla costiera amalfitana, questo documentario prende le mosse da una scoperta fatta dalla regista, una scoperta squisitamente topografica ma che svela la realtà del passato di un paese che i suoi stessi abitanti ignorano. La cittadina di Maiori, infatti, negli anni ’50 circa, ha subito un violento nubifragio a seguito del quale è stata ricostruita, ma in modo completamente diverso. Al posto delle campagne adesso ci sono lidi, hotel, case. Al posto di alberi di limoni, cemento. Molti mestieri sono scomparsi, molte persone emigrate per aver perso il lavoro, la terra, tutto. Molto suggestivo il montaggio che affianca a quello che rimane della vecchia Maiori, dei limoneti e delle sue mulattiere, le foto di quello che c’era un tempo, foto guardate dai visi nostalgici delle persone il cui ricordo ancora non si è cancellato del tutto.

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Schermo Napoli Doc, quarta giornata

Napoletani a Barcelona è, più che un documentario, una vera e propria analisi di quella che è la società napoletana nel territorio catalano. Il regista Marco Rossano mette in evidenza come l’identità partenopea, la napoletanità degli “emigrati” in Spagna non sia mai dimenticata, ma anzi sia motivo di vanto per chi ancora rimpiange la “patria”.  Marco Rossano, partendo da calcio e pizza, i due principali punti d’incontro dei napoletani all’estero, si allontana man mano da questi stereotipi per arrivare nel cuore delle vite di queste persone, ognuna delle quali vive la sua rottura con le proprie radici in modo diverso. Alla fine però, ogni esperienza sembra sempre segnata da un pizzico di nostalgia, colpiscono infatti le parole di un proprietario di ristorante intervistato che afferma: “Barcellona mi fa imbestialire, perché è quello che Napoli sarebbe potuta diventare”. Sono parole di chi sta bene nel luogo in cui si trova, ma che ripensa a casa propria non senza far trasparire rimpianti e speranze disattese.