La lingua napoletana e quella francese: quante similitudini!

francese

Vi è mai capitato di pensare che la lingua napoletana sia unica nel suo genere e che riesca ad esprimere tanti concetti con parole adatte per l’occasione? Beh molte di queste parole napoletane vengono dal francese e sono quasi identiche

Immaginiamo che al bar ci siano due persone, un napoletano e un francese (non, non è una barzelletta) :
“Passame a’ butteglia e’ vino!” magari dirà Ciro il napoletano,
“La bouitelle?” risponderà il francese Francois.

“Certamente, non badiamo allo sparagno!”
Esparagne? En fait, j’ai vu vos chaussettes sales” (Risparmio? Infatti ho visto la tua calza sporca e bucata)

“Sì, a’ buatta tuoj m’è caruta ncoppa a cazetta!” (Sì, il barattolo tuo mi è caduta sulla calza)
“Mon boite était proche du tablier bleu (Il barattolo mio era vicino il grembiule blu)
“Chello ca t’aggia regalat ij, blè comme o’ mare e Napul” (Quello che ti ho regalato io, blu come il mare di Napoli).

Cosa ci fa balzare all’occhio questo breve dialogo? Che le parole evidenziate in nero, in francese e napoletano, sono pressochè identiche!

La storia – Naturalmente non si tratta di una coincidenza, è la storia che ha modificato e influenzato la lingua napoletana.
Partiamo col dire che la difficoltà dell’indagine linguistica applicata alla stratificazione
dei prestiti nei dialetti è stata più volte ribadita dagli studiosi che si sono occupati dell’argomento.
Non è, infatti, sempre possibile ripercorrere la storia di ciascun vocabolo, soprattutto in assenza di documenti che permettano di stabilire con precisione la data d’inizio della loro diffusione.
È noto che il francese è la lingua che nel corso dei secoli ha maggiormente influito sull’italiano.
Per quanto concerne il napoletano, così come tutto il Mezzogiorno
d’Italia la situazione è alquanto diversa. La presenza dei francesi nella città si è
alternata con quella d’altri popoli dominatori, per cui si è avuto un afflusso
di francesismi di superstrato che si sono amalgamati con quelli non diretti e
con quelli d’altre lingue (soprattutto lo spagnolo), creando sovrapposizioni
che ostacolano ancor più l’individuazione sicura della via d’assunzione. I prestiti diretti, riconducibili a tre momenti storici ben differenziati, si possono classificare in base all’epoca di penetrazione in:
PRESTITI ANTICHI
Gallicismi (normannismi, francesismi antichi e provenzalismi, non sempre distinguibili tra loro) penetrati nel periodo della dominazione normanna (1136-1189) e in quello della dominazione angioina (1266-1442).

PRESTITI RECENTI
Francesismi mutuati nel decennio di dominazione francese (1806-1815). Anche in questo caso l’assoluta certezza dell’assunzione diretta nel napoletano può essere data solo se la voce non è attestata in italiano o se la data d’attestazione della voce dialettale è più antica di quella del
corrispondente italiano.

Ecco qui sotto l’immagine riporatata da Visit Naples che mette in evidenzia le similitudini tra l’italiano, il francese e il napoletano.