Flamenco Napuleño: è un sogno ad occhi aperti condotto sulle corde di due chitarre

Flamenco Napuleño

Flamenco Napuleño è il primo disco del Flamenco Napuleño Guitar duo. È un tentativo ben riuscito di contaminazione musicale che mescola le calde risonanze del flamenco con la drammaticità della tradizione romanza partenopea. Un’idea visionaria, ma sviluppata con intelligenza che vanta la partecipazione di importanti musicisti napoletani

Flamenco Napuleño Guitar duo: chi sono e perché scoprirli è una scoperta

Flamenco Napuleño è il titolo del disco che sancisce il battesimo artistico di un interessante duo composto da Gabriel D’Ario e da Dario di Pietro, giovani napoletani che hanno fatto dello studio della chitarra uno stile di vita. Grazie ad una formazione di tutto rispetto i due hanno dato inizio ad un’avventura che porta il nome di Flamenco Napuleño Guitar duo.

Gabriel D’Ario dopo essersi diplomato in chitarra classica al Conservatorio di Napoli si è poi trasferito in Spagna per specializzarsi in flamenca, direttamente alla scuola Carmen de las cuevas di Granada, il suo amico e collega Dario di Pietro si è invece appassionato alla chitarra moderna e ha avuto modo di approfondire i corridoi del Jazz con i maestri Luca Gianquitto e Giacinto Piracci.

Lo stile corale, ma personale dei Flamenco Napuleño Guitar duo

Due artisti, due formazioni differenti, un solo mood “caliente” e avvolgente che rimbalza tra una corda e l’altra. L’eleganza e la precisione di Gabriel, tra l’altro curatore degli arrangiamenti, vengono fuori nei passaggi ritmici più incalzanti, l’incisione modern style di Dario esalta le sequenze più cadenzate. L’unione delle mani che esplorano e raccontano accordi già noti, rende ogni track una sorpresa.

A supporto dei  Flamenco Napuleño  Guitar  duo, una composizione strumentale che chiama a raccolta il meglio della scuola partenopea: il violino è di Alfredo Pumilia ; alle percussioni  interviene la forza di Pasquale Benincasa , in contrasto con i giri soft del flauto traverso di Gaetano PerroneRoberto De Rosa è decisivo con la potenza delle sue quattro dita da basso, senza dimenticare l’energia della chitarra elettrica di Giuseppe Spinelli.

Le impressioni dopo il primo ascolto

È difficile rimanere stupiti a cospetto di brani già sentiti e risentiti, per giunta triti e ritriti dall’industria discografica che molto spesso tende a stravolgere perle di bellezza testuale e melodica dal peso intramontabile. Chi non ha mai ascoltato una instrumental session di Caruso o di Reginella?

Perché dunque le 10 tracce contenute in Flamenco Napuleño dovrebbero fare la differenza? Potremmo rispondere che per poter trovare risoluzione al quesito basterebbe ascoltare il disco, ma sarebbe scontato e toglierebbe meriti ad un percorso fatto di sacrifici e di passione.

Senza troppe riserve noi di NapoliZon osiamo dire che l’esperimento targato D’Ario-di Pietro è molto più che un semplice album, è qualcosa di viscerale che entra dentro al primo ascolto, prende e trasporta e non puoi smettere, unica via d’uscita è passare alla traccia successiva. È come sognare ad occhi aperti di passeggiare per i vicoletti di una Napoli senza tempo, è come reggersi in equilibrio in un vorticoso viaggio funambolico in cui la canzone napoletana è il punto d’inizio e quella spagnola quello di arrivo.

Quella di questi giovani e bravi musicisti napoletani è un’intenzione priva di secondi fini, è la messa in forma essenziale dell’arte intesa come comunicazione universale. Un progetto meditato, studiato e concretizzato grazie al supporto di professionisti che hanno creduto nell’entusiasmo e nel talento di Gabriel e di Dario.

Con Flamenco Napuleño è possibile immaginare la terra del Cante Jondo dialogare con quella di Totò, Eduardo, Caruso e imprimere il discorso su spartiti privi di specifica identità geografica, perché divenuti magnifici esemplari di ibrida fascinazione. Se di sogno si tratta è bene staccare il filo della ragione e tenere le orecchie ben aperte, non servono ulteriori strutture, bastano l’ispirazione della calura iberica e la carnalità teatrante della napoletana che fu.