Amos Gitai al Napoli Film Festival

Amos Gitai
Amos Gitai

In occasione dell’anteprima di Venezia a Napoli, Amos Gitai ha presentato il suo ultimo film, intitolato “Rabin – The Last Day”, al Napoli Film Festival

“Rabin – The Last Day” è molto più di un film; è il racconto di una generazione, la storia di un popolo (anzi, di due) di fronte ad un bivio, al quale è stata negata la strada migliore. Il lungometraggio è un docuthriller politico franco/israeliano del 2015, presentato dal regista Israeliano Amos Gitai per la 72esima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia e proiettato venerdì 2 ottobre al Cinema Metropolitan, all’interno della 17esima edizione della rassegna partenopea dedicata al Cinema, in funzione di anteprima alla rassegna “Venezia a Napoli. Il cinema esteso”, che si terrà a partire dal 22 ottobre 2015.

Amos Gitai è una personalità unica nel Cinema contemporaneo: nato ad Haifa nel 1950, il regista (anche attore e architetto) ha diretto circa sessanta opere tra lungometraggi, corti e documentari, ottenendo un grande successo di critica e pubblico. Dopo diversi anni lontano dal suo paese (date le opinioni negative della critica tradizionalista Israeliana), Amos Gitai trascorre la sua vita tra Parigi ed Haifa.

“Rabin – The Last Day” (trasmesso in lingua originale con i sottotitoli in italiano) è la storia, reale, degli ultimi giorni di vita del premier laburista Yitzhak Rabin, ucciso da un’estremista della destra ebraica, tale Yigal Amir. Yitzhak Rabin (Nobel per la pace 1994) è una delle personalita politiche più importanti della storia israeliana: il leader laburista, insignito della carica di Primo Ministro d’Israele nel 1992, aveva firmato gli Accordi di Oslo con la Palestina, dando il via ad un periodo che, probabilmente, avrebbe potuto portare alla pace fra i due popoli. L’uomo, ostacolato sia dall’estrema destra nazionalista che dalle frange più integraliste della casta religiosa ebraica, non riuscirà a portare fino in fondo il suo piano; egli, infatti, verrà ucciso il 4 novembre 1995.
Da quel fatidico giorno, uno “spartiacque”  tra passato e futuro del popolo d’Israele, partì un processo lungo vent’anni e fu costituita una commissione d’inchiesta ad hoc, che rivive nell’opera di Amos Gitai.

Il film vuole ricostruire, sia con riprese reali che attraverso scene recitate, gli ultimi giorni di vita del leader (mostrandoci una realtà molto più complessa di quella immaginata), ma anche ciò che è seguito alla sua morte; inizia, infatti, con una scena ambientata nel presente, per poi rielaborare in modo non convenzionale uno dei capitoli più neri della storia mondiale. Il film è tecnicamente perfetto: dalla ricostruzione temporale atipica fatta di flashback e flash-forward, all’utilizzo di ottimi piani sequenza, sino alla meravigliosa colonna sonora del quarantenne israeliano Amit Poznansky. Ma Amos Gitai ha diretto un film doloroso e commovente, che ci presenta, senza alcun filtro, un popolo lacerato, diviso, segnato dall’insostenibile commistione tra una politica corrotta e l’estremismo religioso, presente in ogni campo (da segnare la scena in cui svariati ragazzini puntano il fucile vestiti da militari). Ma è anche la storia di una speranza di pace, che è stata così vicina e che forse, un giorno, diverrà realtà.

Dopo la proiezione del film, Amos Gitai ha presenziato in un incontro con gli addetti stampa. Il regista ha precisato che il contenuto del film è tratto integralmente da “fatti” reali: ci sono voluti ben due anni per raccogliere tutte le fonti utilizzate al suo interno, raccolte in seguito ad un incontro con la Corte di Giustizia d’Israele. Ha sottolineato l’importanza del suo breve ruolo da poliziotto all’interno del film, definito il “migliore” (“è l’unico che parla poco e dice la cosa giusta”) e discusso dell’importanza della musica nel suo film.

Amos Gitai ha sottolineato, anche, di essere un regista autodidatta (non ha frequentato una sola ora di corso di regia), cosa che permette al suo Cinema di essere libero, originale, e ai suoi film di essere l’uno diverso dall’altro. Infine, il regista ha ricordato la sua esperienza nella nostra terra, nell’ormai lontano 1993, in cui seguì la campagna elettorale amministrativa di Alessandra Mussolini; e, proprio riferendosi alla politica Italiana, ha sottolineato che “Rabin – The Last Day” può essere un racconto universale, la testimonianza di una società globale con un estremo bisogno di cambiare, di migliorare.

Di seguito, le due domande poste dalla nostra redazione:

D: Com’è stata la tua esperienza al Festival di Venezia e qual è stato il responso del pubblico e della critica riguardo il film?
R: “Venezia è stata molto accogliente, molto piacevole. Sono stato molto toccato dal fatto che Napolitano, l’ex presidente della Repubblica, sia venuto a vedere il mio film a Venezia e mi abbia abbracciato alla fine. Quando si è seduto accanto a me, gli ho chiesto “Non vorresti venire in Israele e fare lo stesso lavoro lì?”

D: Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai qualche progetto anche per l’Italia?
R: “Ci sto pensando, c’è qualcosa, dipende anche dall’Italia…”

Foto di Federica Crispo