#accaddeoggi – 15 febbraio 1898, nasce Totò

Totò

Il 15 febbraio di 118 anni fa nasceva a Napoli il Principe della risata: Antonio De Curtis, in arte Totò. Ripercorriamo la carriera del leggendario artista 

Tra i numerosi esponenti dell’affascinante e variopinta cultura napoletana, pochi sono riusciti a raggiungere lo status di autentici miti. Massimo Troisi, Pino Daniele e Sophia Loren rientrano in questa categoria: vere e proprie leggende che hanno fatto di Napoli il proprio mezzo d’espressione principale. Figure che hanno preso spunto dalla città e l’hanno resa, ognuno in maniera differente, più ricca, esportando le sue tradizioni e la sua bellezza in tutto il globo. Si aggiunge ad essi Antonio De Curtis, conosciuto dai più come Totò; senza alcun dubbio uno degli esponenti principali dell’Arte, e dunque della grandezza napoletana, in ogni sua sfaccettatura.

Nato il 15 febbraio 1898 da una relazione clandestina fra Anna Clemente e dal Marchese Giuseppe De Curtis, Totò è stato attore, poeta, cantante, drammaturgo. Una vocazione, piuttosto che una carriera, iniziata dal nulla: Antonio Clemente (conosciuto così, prima di essere riconosciuto dal padre) non aveva niente. Passò i primi, difficili anni della sua vita all’interno del Rione Sanità, un quartiere in passato estremamente degradato. Studiò al ginnasio, senza ottenere la licenza di diploma, e si arruolò in seguito nell’esercito. Sarebbe dovuto diventare ufficiale di marina, ma la carriera militare non era adatta ad un’anima ribelle, libera, come quella di Antonio. Fu per questo motivo che, dopo essere scappato di casa, il giovane venne scritturato come macchiettista da Eduardo D’Acierno.

Durante i primi anni Venti, dopo essere stato riconosciuto dal padre, la famiglia riunita si trasferì a Roma, dove Totò continuò la sua carriera teatrale, avvicinandosi al genere della commedia dell’arte. Due figure femminili segnarono la sua vita, ispirando al contempo la seguente produzione culturale: la bellissima soubrette Liliana Castagnola, morta suicida, e l’attrice teatrale Diana Rogliani, che diventò sua moglie e madre di sua figlia (e alla quale dedicò la nota canzone Malafemmena). Verso la fine degli anni ’30, Totò iniziò la sua scalata nel cinema, recitando in film come Fermo con le mani! e L’allegro fantasma.

Dopo il tremendo periodo della seconda guerra mondiale, Totò tornò in scena, recitando nel film che diede il via alla Totò-mania: parliamo della commedia Il ratto delle sabine, diretto da Mario Bonnard. Da quel momento, fu la storia: film come 47 morto che parla o Napoli milionaria, diretto dall’immenso Eduardo De Filippo, hanno segnato il cinema e l’arte napoletana in generale, arricchendola e modificandola definitivamente. Dagli anni 50 Totò prenderà parte a numerose pellicole da annoverare tra i picchi più alti del cinema Italiano, come Dov’è la libertà? di Roberto Rossellini, Totò a colori di Steno (uno dei primi film italiani in Ferraniacolor, derivazione del procedimento Technicolor), i vari film con Peppino De Filippo e la celeberrima commedia  I soliti ignoti di Mario Monicelli, affresco irresistibilmente comico ed al contempo profondamente serio dell’Italia di fine anni 50.

Nemmeno la tragedia della morte del figlio o una grave infiammazione all’occhio destro (corioretinite emorragica) lo fermarono: Totò continuò a recitare, sia al cinema che in teatro, sino alla fine della sua vita, collaborando anche con il regista visionario e anticonformista Pier Paolo Pasolini nel controverso Uccellacci e Uccellini. Totò morì a Roma il 15 aprile 1967, a 69 anni, a causa di un infarto.

Ma nella cultura popolare, Totò non è mai morto: le sue interpretazioni, le sue canzoni, persino le sue poesie non cesseranno mai di esistere. Premiato e lodato dalla critica in vita (ha ricevuto, tra gli altri, due nastri d’argento e una menzione speciale al Festival di Cannes), il Principe della risata ha ottenuto ancora più fama dopo il suo addio, rientrando nel pantheon dei grandi esponenti della cultura napoletana ed italiana del Novecento.

“Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”
(‘A livella – Antonio De Curtis)